Le "pillole" dell'Arbitro Le "pillole" dell'Arbitro

Selezione di orientamenti ACF

In questa sezione del sito sono richiamati, in forma di massime, orientamenti definiti dal Collegio in sede di esame dei ricorsi presentati dai risparmiatori.

L’obiettivo è quello di mettere a disposizione, tanto degli intermediari che degli investitori retail, uno strumento che consenta loro di cogliere, con la necessaria immediatezza e facendo uso di un linguaggio tendenzialmente adatto anche ai non addetti ai lavori, gli aspetti di maggior rilievo affrontati dal Collegio in sede di risoluzione delle controversie.

L’iniziativa mira al miglioramento delle dinamiche relazionali tra investitori al dettaglio e intermediari, così da contenere i casi di conflittualità che, ove comunque insorti, potranno trovare negli orientamenti già assunti dall’ACF un’utile guida per la loro auspicabile sterilizzazione. Proprio per questo, l’iniziativa è “aperta”, pronta cioè a recepire suggerimenti e proposte utili a migliorarne il grado di fruibilità e di rispondenza ai bisogni dell’utenza.

L’aggiornamento degli orientamenti viene effettuato con cadenza mensile.

 

Giugno 2022

Decisione n. 4912 dell’11 gennaio 2022 (ricorso ID 5169)

Requisito della forma scritta ex art. 23 TUF - Modulistica accessoria - Completezza informativa - Insussistenza della nullità

Ai fini del soddisfacimento del requisito della forma scritta richiesto dall’art. 23 TUF non è necessario che tutte le informazioni siano contenute in un unico modulo contrattuale, potendosi ritenere sufficiente che le stesse siano riportate in modulistica accessoria, ove debitamente richiamata in atti sottoscritti dal cliente e recante la dichiarazione di aver ricevuto copia delle condizioni generali contenenti le norme che regolavano il rapporto. E’, pertanto, idoneo a costituire un valido contratto quadro il documento denominato “Documento di Sintesi delle Condizioni Generali del Contratto Unico per la Prestazione di Servizi d’Investimento ed Accessori”, nel quale risulta riportata la dichiarazione, esplicitamente sottoscritta, con la quale il ricorrente ha attestato “di aver ricevuto le sezioni di mia spettanza del presente contratto contenente le Informazioni generali sulla Banca, la sintesi dei documenti relativi alla classificazione della clientela, alla strategia di esecuzione e trasmissione degli ordini su strumenti finanziari ed alla politica adottata da parte della Banca in materia di conflitti di interesse, nonché le informazioni sugli strumenti finanziari, le condizioni generali relative al rapporto Banca-Cliente e le condizioni speciali relative agli specifici servizi (...)”.

 

Decisione n. 4913 dell’11 gennaio 2022 (ricorso ID 5347)

Gestione di un fondo comune – Dismissione di immobili - Obblighi di diligenza - Responsabilità dell’Intermediario

Nel caso di dismissione di immobili l’intermediario è tenuto ad assumere le proprie scelte nella gestione del fondo attraverso un predeterminato e rigoroso processo atto a garantire coerenza, completezza di analisi, compiuta motivazione delle stesse e adeguata ponderazione e considerazione degli interessi dei partecipanti al fondo. Sussiste, dunque, la responsabilità dell’intermediario che si limita genericamente ad allegare di aver proceduto all’individuazione dell’acquirente attraverso una procedura competitiva ma non dimostra di avere effettuato un’adeguata e approfondita attività di due diligence - per sua natura propedeutica all’operazione di disinvestimento degli immobili - finalizzata all’individuazione della controparte acquirente e delle condizioni di vendita, né versa in atti le procedure interne, che avrebbe dovuto previamente adottare e a cui si sarebbe dovuto attenere nel selezionare il cessionario degli immobili.

 

Decisione n. 4917 dell’11 gennaio 2022 (ricorso ID 6141)

Requisito della forma scritta ex art. 23 TUF - Documenti negoziali - Prova dell’esistenza del contratto quadro - Insussistenza della nullità

La prova della forma scritta del contratto quadro non deve essere necessariamente fornita attraverso l’esibizione del documento contrattuale, potendo essere offerta tramite altri elementi, purché ovviamente gravi precisi e concordanti, che permettano di inferirne l’esistenza, quali in particolare l’esistenza di altri documenti negoziali ad esso correlati e che necessariamente lo presuppongono. Tale prova può dirsi raggiunta, ad esempio, attraverso il deposito sia del documento contrattuale che disciplinava l’attivazione delle credenziali identificative del cliente, l’utilizzo della firma grafometrica e della firma digitale, il servizio a distanza disponibile presso tutte le filiali e l’invio della documentazione in formato elettronico, sia degli estratti conto nei quali è chiaramente  indicato il numero di deposito, sia delle comunicazioni di coerenza del portafoglio, nelle quali viene segnalato il numero di schedario generale identificativo del contratto per la prestazione dei servizi di investimento e del portafoglio ad esso correlato.

 

Decisione n. 4966 del 18 gennaio 2022 (ricorso ID 5371)

Servizio accessorio di deposito titoli - Obblighi informativi del depositario - Omessa informazione circa il delisting del titolo - Responsabilità dell’intermediario

Le controversie afferenti all’esecuzione del contratto di deposito titoli rientrano nella competenza dell’ACF - che si determina secondo il principio della prospettazione - quando l’obbligazione di cui il ricorrente deduce l’inadempimento attiene ad obblighi informativi, che sono atti ad incidere sulle scelte di investimento del cliente. In particolare, sussiste la responsabilità dell’intermediario depositario che non ha informato il ricorrente del fatto che l’emittente aveva annunciato al mercato che avrebbe proceduto al delisting degli strumenti: il depositario, infatti, svolge una funzione di filtro nell’interesse del risparmiatore ed è sempre tenuto, anche al di fuori delle ipotesi contemplate espressamente dall’art. 1838 c.c. (norma che assume carattere esemplificativo e non esaustivo dei doveri dell’intermediario), ad informare il cliente depositante delle vicende che interessano la struttura finanziaria dell’emittente i titoli oggetto di deposito ovvero delle vicende che implicano operazioni aventi ad oggetto questi ultimi e che possono assumere un ruolo determinante nell’assunzione delle scelte di investimento/disinvestimento, tra le quali rientra anche il delisting del titolo.

 

Decisione n. 4967 del 18 gennaio 2022 (ricorso ID 5380)

Collegamento negoziale tra contratto di finanziamento e acquisto di un derivato - Funzione di copertura - Estinzione anticipata del finanziamento - Diritto alla restituzione di una quota dell’importo pagato

Nel caso di collegamento tra un contratto di finanziamento e l’acquisto del derivato, nel senso che il secondo svolge una funzione accessoria rispetto al primo, realizzando una funzione di copertura, assimilabile a una di tipo assicurativo, contro il rischio di aumento del tasso nel corso del rapporto, l’entità del corrispettivo pagato per il derivato è determinata in funzione delle caratteristiche strutturali del finanziamento cui si collega, sicché maggiore è la durata del finanziamento e il suo ammontare nominale, maggiore sarà l’ammontare del medesimo. Non essendo, dunque, il corrispettivo del derivato indifferente rispetto alla durata del finanziamento, ne consegue che l’estinzione anticipata di quest’ultimo non può che determinare - come accade per il premio unico corrisposto anticipatamente per un’assicurazione pluriennale - anche il diritto alla restituzione di una quota parte dell’importo pagato per fronteggiare anche il rischio a venire e a cui con la chiusura dell’operazione non si è più esposti.

 

Decisione n. 4969 del 18 gennaio 2022 (ricorso ID 5732)

Competenza dell’ACF - Gestione della pratica di successione - Ritardo nella messa a disposizione degli asset ereditati - Perdita della possibilità di effettuare tempestive scelte di investimento - Sussistenza

Rientra nella competenza dell’ACF la controversia con cui gli eredi lamentano la non corretta e ritardata gestione da parte dell’intermediario delle pratiche successorie inerenti alla posizione del loro dante causa e il conseguente ritardo nell’immissione nel possesso degli asset ereditati, quando il danno lamentato si identifichi con la perdita della possibilità di orientarsi in maniera tempestiva nelle decisioni di investimento/disinvestimento/reinvestimento in relazione al patrimonio che era in giacenza presso l’intermediario.

 

Decisione n. 4970 del 18 gennaio 2022 (ricorso ID 5942)

Servizio di consulenza - Consiglio di disinvestimento - Insufficienza del riferimento generico alla “maggiore diversificazione” - Responsabilità dell’intermediario

Sussiste la responsabilità dell’intermediario per deficit di diligenza nella prestazione della consulenza in caso di mancanza di giustificazione del suggerimento di disinvestire da fondi di recente acquisizione per acquistare prodotti del risparmio gestito e una polizza assicurativa. Il riferimento generico alla “maggiore diversificazione” non appare sufficiente perché l’obiettivo di raggiungere un certo grado di diversificazione degli investimenti può essere perseguito proprio impiegando il patrimonio in quote di fondi comuni che, per loro natura, essendo posizionati su una pluralità di titoli diversi per emittente, area geografica, settore e valute, riducono anche i rischi ad essi correlati. Proprio per tale ragione, la circostanza che il portafoglio sia composto da un solo fondo non determina di per sé un rischio di eccessiva concentrazione, ove si tratti di un fondo che investe in strumenti finanziari diversificati e da ciò consegua un adeguato livello di diversificazione del rischio all’interno dei fondi stessi. Di converso, il disinvestimento di un fondo finalizzato al reinvestimento in più fondi non può essere considerato, di per sé solo, foriero di una migliore diversificazione in assenza della dimostrazione che i nuovi fondi sottoscritti la assicuravano, nel loro complesso, ad un più alto livello. Analogo ragionamento può ritenersi valido anche per le polizze unit linked le cui performance dipendono dall’andamento dei fondi interni in cui erano allocati i relativi premi.

 

Decisione n. 4971 del 18 gennaio 2022 (ricorso ID 6215)

Competenza dell’ACF - Mancata restituzione delle somme investite in quote di fondi comuni d’investimento costituite a garanzia di prestiti - Insussistenza

Esula dalla competenza dell’ACF la controversia che attiene alla mancata integrale restituzione delle somme investite in quote di fondi comuni d’investimento, che erano state costituite a garanzia di prestiti. In particolare, la doglianza del ricorrente si risolve in una denuncia di scorrettezza del comportamento dell’intermediario, non già nella sua veste di prestatore del servizio di deposito titoli in amministrazione, ma, piuttosto, nella qualità di creditore pignoratizio, ai sensi dell’art. 2790 c.c., per inadempimento degli obblighi di custodia cui era tenuto in forza della costituzione del bene in garanzia.


Maggio 2022

Decisione n. 4879 del 3 gennaio 2022 (ricorso ID 5951)

Obblighi informativi - Adempimento in concreto - Contenuto dell’onere della prova da parte dell’intermediario - Irrilevanza della precedente esperienza del cliente

L’intermediario deve dimostrare di aver assolto gli obblighi informativi in concreto e non solo in modo meramente formalistico, sicché non possono ritenersi sufficienti la mera dichiarazione sottoscritta dal cliente di aver preso visione della documentazione informativa o di aver ricevuto l’informativa sui rischi dell’investimento né la prova della messa a disposizione dell’investitore delle “Condizioni Definitive”, in quanto si tratta di un documento che è predisposto dall’emittente per la generalità degli investitori, verso i quali l’intermediario opera in regime di parità di trattamento allo scopo di ridurre le asimmetrie informative. L’omissione informativa dell’intermediario non può ritenersi superata dalla circostanza che il ricorrente abbia avuto una precedente esperienza di investimento in titoli analoghi in quanto la conoscenza di un certo tipo astratto di prodotti vantata da un cliente non può di per sé valere ad esonerare l’intermediario dall’obbligo di informare quest’ultimo, anche quando si tratti di un cliente sufficientemente esperto.

 

Decisione n. 4869 del 3 gennaio 2022 (ricorso ID 5368)
Decisione n. 4881 del 3 gennaio 2022 (ricorso ID 6370)

Inammissibilità del ricorso - Sentenza di primo grado nel giudizio avviato prima dell’avvio dell’operatività dell’ACF - Esaurimento del potere di rivolgersi all’ACF - Snaturamento della natura di organismo di risoluzione alternativa delle controversie

Il Regolamento ACF non preclude all’Arbitro di pronunciarsi su una controversia che sia stata già portata all’attenzione dell’autorità giudiziaria: la previsione della possibilità di rivolgersi all’Arbitro anche in pendenza del giudizio è giustificata in tutti i casi in cui il contenzioso sia stato introdotto prima dell’avvio dell’operatività dell’ACF, risultando funzionale ad offrire al cliente l’accesso ad uno strumento alternativo per una più sollecita soluzione della propria controversia senza dover attendere i tempi, inevitabilmente lunghi, di definizione del processo civile. Tuttavia, una simile possibilità trova un limite implicito nel momento in cui l’autorità giudiziaria abbia adottato una sentenza di primo grado sulla controversia: in tale eventualità il potere di rivolgersi all’Arbitro deve ritenersi, infatti, necessariamente esaurito, giacché a ritenere diversamente si finirebbe per legittimare il cliente a sollecitare l’Arbitro ad un riesame della decisione a sé sfavorevole resa dall’autorità giudiziaria. In questo modo il senso del procedimento avanti all’ACF finirebbe per essere snaturato, perché esso verrebbe trasformato in una sorta di rimedio impugnatorio della decisione resa dal giudice e non costituirebbe più un mero strumento di soluzione della controversia alternativo alla decisione giudiziaria.

 

Decisione n. 4874 del 3 gennaio 2022 (ricorso ID 5648)

Prestazione di servizi di investimento on-line - Obblighi informativi - Mancato assolvimento dell’onere della prova da parte dell’intermediario - Accessi reiterati del cliente all’area riservata - Interruzione del nesso causale tra omissione informativa e asserito danno

Il fatto che l’intermediario non abbia dimostrato di aver assolto gli obblighi informativi sulle caratteristiche dello strumento finanziario prima che il ricorrente disponesse l’acquisto non basta a fondare la sua responsabilità qualora abbia dimostrato - attraverso il deposito degli estratti informatici - che il ricorrente ha effettuato, seppure dopo aver disposto l’operazione, plurimi accessi con le proprie credenziali all’area riservata del sito ove le informazioni sulle caratteristiche dello strumento erano presenti. Ciò consente di ritenere che, se anche il cliente non avesse avuto la piena consapevolezza delle caratteristiche delle obbligazioni nel momento dell’investimento, il fatto che egli ne abbia preso visione successivamente, senza tuttavia manifestare ripensamenti, costituisce un elemento indiziario forte nel senso della complessiva conoscenza della rischiosità dell’investimento effettuato; il che vale, allora, a rendere causalmente ininfluente sulla scelta di acquistare i titoli l’omissione informativa dell’intermediario al momento in cui l’operazione è stata disposta.

 

Decisione n. 4828 del 21 dicembre 2021 (ricorso ID 5702)

Servizio accessorio di deposito titoli - Obblighi informativi del depositario - Notizia del delisting - Rilevanza ai fini delle scelte di investimento del cliente

Tra gli obblighi di cui è gravato l’intermediario in forza del contratto di deposito titoli c’è anche quello di rendere al cliente le informazioni sulle vicende oggettivamente rilevanti sui titoli in deposito, che sono in grado di condizionare in maniera significativa le prospettive dell’investimento e che, pertanto, l’intermediario depositario, il quale svolge una funzione di filtro nell’interesse del risparmiatore, non può esimersi dal trasmettere al cliente in modo da metterlo in condizione di assumere con consapevolezza autonome scelte riguardo ai titoli in suo possesso. In questa prospettiva, non è revocabile in dubbio che il delisting rappresenti un’informazione rientrante nel novero di quelle che l’intermediario non può astenersi dal comunicare con tempestività al cliente, trattandosi di una notizia con rilevantissime implicazioni sulle scelte dei depositanti in termini di investimento/disinvestimento e non potendosi invocare come esimente la circostanza che la notizia era altrimenti accessibile, giacché un simile argomento finisce per svuotare di qualsiasi senso il ruolo dell’intermediario depositario.

 

Decisione n. 4903 del 10 gennaio 2022 (ricorso ID 7303)

Valutazione di non appropriatezza - Modalità procedurali di svolgimento - Funzione di richiamo dell’attenzione del cliente

Non può ritenersi correttamente svolta la valutazione di non appropriatezza quando è formulata in modo estremamente generico, tale da farla apparire quale mera clausola di stile, ed è stata resa dall’intermediario all’interno dello stesso modulo con cui è stato disposto l’ordine di acquisto, così venendo privata della sua reale funzione di richiamo di attenzione dell’investitore. Nella scansione logica degli adempimenti il giudizio di non appropriatezza dovrebbe essere reso, invece, separatamente rispetto all’ordine di acquisto impartito dal cliente e ad esso, una volta espresso, dovrebbe poi fare seguito, oltretutto dopo un lasso di tempo congruo per permettergli di assumere consapevolezza di tale valutazione negativa, la risottomissione al cliente di un nuovo modulo d’ordine con cui sollecitarlo a confermare, causa cognita, la disposizione.

 

Decisione n. 4908 del 10 gennaio 2022 (ricorso ID 7778)

Valutazione di appropriatezza - Prova del corretto svolgimento - Obbligo dell’intermediario di tracciare il processo di investimento

Al fine di dimostrare di avere effettuato correttamente la valutazione di appropriatezza, l’intermediario non può limitarsi ad affermare di avere compiuto tale valutazione con esito positivo ma deve fornire una specifica prova in tal senso, in quanto l’intero processo di investimento deve essere rigorosamente “tracciato” e il c.d. principio di “libertà di forma” non lo esonera dall’onere di registrare le operazioni di investimento, anche al fine di porsi in condizione di poter provare l’avvenuto svolgimento della relativa valutazione.

 

Decisione n. 4909 del 10 gennaio 2022 (ricorso ID 7794)
Decisione n. 4910 del 10 gennaio 2022 (ricorso ID 7795)

Risarcimento del danno - Dies a quo della prescrizione - Lesione del diritto del cliente di compiere consapevoli scelte di investimento

Costituisce principio consolidato negli orientamenti dell’Arbitro che il dies a quo della decorrenza del termine decennale di prescrizione della pretesa risarcitoria si indentifica con quello in cui l’inadempimento si consuma e in cui si realizza, conseguentemente, la lesione del bene protetto, ossia la lesione del diritto del cliente di poter orientare consapevolmente le proprie scelte di investimento. Non può essere, invece, seguita la tesi che identifica il dies a quo nel giorno in cui si manifesta la perdita sull’investimento compiuto, giacché tale esito non solo rappresenta la normale alea implicita in ogni investimento ma - specie quando si manifesta a distanza di molti anni dalla decisione di compiere l’operazione - costituisce anche un evento che non necessariamente può dirsi una conseguenza immediata e diretta, in termini causali, dell’inadempimento agli obblighi che devono essere assolti nella fase precontrattuale da parte dell’intermediario.


Aprile 2022

Decisione n. 4786 del 16 dicembre 2021 (ricorso ID 5771)

Responsabilità dell’intermediario - Onere della prova - Caratteristiche dell’operatività del ricorrente - Interruzione del nesso causale

L’inadeguata produzione probatoria non è sufficiente a fondare la responsabilità dell’Intermediario in quanto è necessario rinvenire in atti idonea prova che il suo operato è stato causa di un danno effettivo per il cliente. In particolare, non può dirsi sussistente il nesso di causalità quando il ricorrente chiede il risarcimento della minusvalenza che ha complessivamente maturato per effetto di una operatività reiteratamente posta in essere in autonomia, mediante la piattaforma di trading online con una frequenza di operazioni spesso giornaliera. In tali casi le minusvalenze sono frutto, non già di comportamenti violativi addebitabili all’intermediario, quanto, piuttosto, di una strategia operativa definita ed attuata dal ricorrente in totale e consapevole autonomia, dei cui effetti era o doveva essere pienamente consapevole, anche in termini di rischio sotteso, e nel cui contesto le perdite via via maturate non hanno avuto l’auspicabile effetto di deterrenza.

 

Decisione n. 4826 del 21 dicembre 2021 (ricorso ID 5106)

Inammissibilità del ricorso - Formulazione generica del ricorso - Necessario accertamento delle violazioni contestate per ogni singola operazione - Diritto di difesa dell’Intermediario

Il ricorso è inammissibile quando le doglianze del ricorrente sono formulate in maniera indistinta in relazione a plurime operazioni compiute in un prolungato arco temporale. L’inidoneità di una tale modalità di formulazione del ricorso discende, infatti, per un verso, dalla circostanza che l’accertamento della violazione delle regole di comportamento previste dalla disciplina di settore - come sottolineato anche dalla Corte di Cassazione (sentenza del 22 marzo 2012, n. 4564) - va condotto per ogni singola operazione, non essendo concepibile una valutazione di sintesi per un’attività pluriennale, e, per altro verso, dal rilievo che, ove si consentisse una simile forma di allegazione, sarebbe reso di fatto impossibile all’intermediario esercitare il proprio diritto di difesa.

 

Decisione n. 4827 del 21 dicembre 2021 (ricorso ID 5351)

Prestazione di servizi di investimento on-line - Obblighi informativi - Inidoneità della schermata informativa

Nell’ambito della prestazione di servizi di investimento on-line l’intermediario deve provare di aver correttamente assolto gli obblighi di informazione sulle caratteristiche dell’investimento e sul grado di rischio del medesimo. La messa a disposizione di una schermata informativa recante solo l’andamento dei prezzi, con un rinvio per i maggiori dettagli ad una scheda prodotto accessibile solo tramite un link cliccabile dal cliente, non può considerarsi, di per sé, mezzo idoneo a fornire la prova richiesta. Ciò in quanto siffatta modalità finisce per rimettere l’acquisizione delle informazioni ad un comportamento attivo del cliente e, dunque, non appare equivalente alla concreta messa a disposizione delle stesse da parte dell’intermediario, quale si realizzerebbe, in caso di operazione eseguita in ambiente diverso da quello telematico, con la concreta consegna del documento informativo.

 

Decisione n. 4828 del 21 dicembre 2021 (ricorso ID 5419)

Questionario di profilatura - Sottoscrizione mediante firma elettronica - Principio di autoresponsabilità - Valutazione caso per caso

Sebbene le modalità di raccolta della sottoscrizione del questionario tramite dispositivi di firma elettronica, ove essi non consentano la lettura contestuale del documento, possa presentare profili di rischiosità, tuttavia, tale argomento non può indurre a mettere in discussione il valore del principio di autoresponsabilità che consegue alla sottoscrizione del questionario da parte dell’investitore. Le peculiarità e i rischi insiti in sistemi di firma c.d. grafometrica - ossia tutti quei sistemi che separano la raccolta della sottoscrizione dalla presa visione diretta del documento da sottoscrivere - debbono essere valutati caso per caso: il principio di autoresponsabilità può essere eventualmente rimesso in discussione solo ove vi siano peculiari circostanze soggettive (per esempio legate a condizioni di debolezza cognitiva dell’investitore, per ragioni di età, di salute o di livello di istruzione) che rendano meno agevole per l’investitore la possibilità di rilevare con immediatezza la difformità tra quanto riportato nel questionario sottoscritto e le risposte realmente rese.

 

Decisione n. 4833 del 21 dicembre 2021 (ricorso ID 6298)

Obblighi informativi - Registrazione telefonica dell’ordine di investimento - Inidoneità a provare il corretto adempimento da parte dell’intermediario

La registrazione telefonica dell’ordine di investimento non dimostra che i ricorrenti erano a conoscenza delle caratteristiche degli strumenti finanziari. Al riguardo è necessario non confondere due aspetti diversi: la circostanza che gli investitori abbiano avuto la capacità di indicare all’operatore il codice identificato del titolo che volevano comprare, o il prezzo o ancora la scadenza, è indizio solo del fatto che si erano orientati a quel certo acquisto ma nulla dice su come essi fossero pervenuti a quella decisione e se avessero anche le informazioni necessarie sulla rischiosità concreta dello strumento e, dunque, sul fatto se essi avessero ricevuto dall’intermediario informazioni tali da consentire una scelta consapevole di investimento.

 

Decisione n. 4873 del 3 gennaio 2022 (ricorso ID 5563)

Obblighi informativi - Autonoma scelta di investimento del cliente - Onere dell’intermediario di provare il corretto adempimento

L’obbligo di rendere le informazioni sulle caratteristiche di uno strumento finanziario deve essere sempre assolto dall’intermediario, anche quando l’investimento sia autonomamente deciso dal cliente senza aver formato oggetto di una previa consulenza.

 

Decisione n. 4876 del 3 gennaio 2022 (ricorso ID 5723)

Risarcimento del danno - Onere della prova da parte del ricorrente del continuato possesso - Mancato assolvimento - Assenza del pregiudizio

La domanda di risarcimento del danno non può essere accolta se il ricorrente non ha dato prova del perdurante possesso dello strumento finanziario alla data della presentazione del ricorso o, comunque, prova di averlo venduto con documentazione del risultato del disinvestimento, il che impedisce di accertare l’esistenza del pregiudizio nei termini effettivamente lamentati. Nel caso di specie, la scadenza del certificate è intervenuta in pendenza del procedimento per cui il ricorrente, se avesse ancora detenuto lo strumento in portafoglio alla data del ricorso, avrebbe avuto modo di comunicare e documentare quale era stato l’esito effettivo dell’investimento e, così, provare l’esistenza del danno effettivamente subito. Il silenzio serbato costituisce un elemento indiziario chiaro, preciso e concordante sul fatto che il ricorrente non possedeva più lo strumento finanziario alla data di scadenza (e allora presumibilmente anche alla data di presentazione del ricorso) ma lo aveva presumibilmente già liquidato sul mercato, senza aver dato alcuna evidenza del risultato effettivamente pregiudizievole derivante dal disinvestimento.


Marzo 2022

Decisione n. 4421 del 22 ottobre 2021(ricorso ID 7119)
Decisione n. 4423 del 22 ottobre 2021(ricorso ID 7152)

Obblighi informativi - Informativa in concreto - Insufficienza della sottoscrizione del cliente in calce alla modulistica precompilata

L’Intermediario è tenuto a dimostrare di aver assolto gli obblighi informativi in concreto e non in modo meramente formalistico, in quanto solo il loro effettivo assolvimento può consentire al cliente di valutare le reali caratteristiche dell’operazione e conseguentemente permettergli di compiere una consapevole scelta di investimento.

Ne discende che non possono ritenersi sufficienti, a tal fine, le dichiarazioni sottoscritte dal cliente di “presa d’atto”, presenti nella modulistica precompilata dell’Intermediario, quali la mera segnalazione di “non facile liquidabilità in caso di necessità”. Parimenti non è sufficiente la firma del cliente in calce alla domanda di sottoscrizione di azioni della Banca, in qualità di “aspirante socio”, o l’ordine di acquisto non sottoscritto (ma neppure disconosciuto) dal cliente in quanto, pur riportando tali documenti la dichiarazione “di essere stato preventivamente e chiaramente informato che la Banca si trova in una posizione di conflitto di interessi in quanto «Strumenti/prodotti finanziari emessi dalla Società del Gruppo»”, non contengono elementi descrittivi delle caratteristiche delle azioni ovvero della relativa classificazione in termini di livello di rischio.

 

Decisione n. 4498 del 3 novembre 2021 (ricorso ID 7548)

Servizi esecutivi - Richiesta di rimborso di quote di OICR - Trasmissione tempestiva alla SGR - Diligenza professionale - Condotta esigibile dall’intermediario

Nel caso di richieste di rimborso di quote di OICR presentate per il tramite dei soggetti collocatori il Regolamento della Banca d’Italia sulla gestione collettiva del risparmio del 19 gennaio 2015 prevede che il collocatore sia tenuto a trasmetterle ai gestori entro e non oltre il primo giorno lavorativo successivo a quello di ricezione.

Se emergono dubbi in merito all’autenticità della sottoscrizione del cliente riportata sulla richiesta di rimborso ricevuta a mezzo posta, la condotta esigibile dall’intermediario in base al canone di diligenza professionale richiesto è quella di contattare, senza indugi, il cliente stesso per rassicurarsi in tal senso, in quanto, diversamente opinando, “l’investitore si troverebbe esposto all’alea che l’intermediario […] possa svolgere accertamenti siffatti in un tempo indefinito, spostando in avanti il termine normativamente previsto” e frustrando, in questo modo, la stessa ratio della normativa di riferimento, che è essenzialmente “volta ad evitare ogni dilazione dei termini di conclusione dell’operazione, così da scongiurare il rischio che da ciò ne possa derivare un qualsivoglia danno a carico dell’investitore”.

 

Decisione n. 4642 del 25 novembre 2021 (ricorso ID 7225)
Decisione n. 4644 del 25 novembre 2021 (ricorso ID 7261)
Decisione n. 4756 del 13 dicembre 2021 (ricorso ID 7239)

Valutazione di non appropriatezza - Funzione di richiamo di attenzione dell’investitore -Modalità di corretto adempimento da parte dell’intermediario

Quando l’intermediario verifica la non appropriatezza dell’investimento, la relativa valutazione non deve essere formulata in modo generico, tale da farla apparire una mera clausola di stile, né può essere inserita all’interno dello stesso modulo con cui è stato disposto l’ordine di acquisto, perché risulta privata della sua reale funzione di richiamo di attenzione dell’investitore.

Nella scansione logica degli adempimenti, infatti, il giudizio di non appropriatezza dovrebbe essere reso separatamente rispetto all’ordine di acquisto impartito dal cliente e ad esso, una volta espresso, dovrebbe poi fare seguito, oltretutto dopo un lasso di tempo congruo per permettergli di assumere consapevolezza di tale valutazione negativa, la risottomissione al cliente di un nuovo modulo d’ordine con cui sollecitarlo a confermare, causa cognita, la disposizione.

 

Decisione n. 4636 del 25 novembre 2021 (ricorso ID 3756)

Competenza per valore – Misura della domanda formulata dal ricorrente - Domanda di nullità - Deducibilità nel ricorso

A differenza delle disposizioni del codice di procedura civile che definiscono i limiti di competenza per valore facendo riferimento al valore della controversia, l’art. 4, comma 2, del Regolamento ACF, non fissa il limite della competenza per valore dell’ACF sulla base dal valore dell’investimento o del rapporto di cui si eccepisce la nullità, ma unicamente in funzione della misura della domanda risarcitoria o restitutoria formulata dal ricorrente, che deve essere contenuta entro l’importo di 500 mila euro.

L’art. 96 della Legge fallimentare, come novellato dal D.lgs. n. 5 del 9 gennaio 2006, ha codificato l’orientamento giurisprudenziale ai sensi del quale l’accertamento compiuto dal tribunale in sede di formazione dello stato passivo, una volta intervenuta l’esecutività del medesimo, produce effetto unicamente all’interno del concorso. Ne discende che l’efficacia di giudicato del provvedimento del tribunale deve intendersi limitata ai soli fini del concorso e, segnatamente, alla sola incontestabilità del credito che deve ritenersi definitivamente ammesso al concorso. L’accertamento endoconcorsuale non pregiudica la possibilità di una diversa cognizione ed è, dunque, ammissibile il ricorso proposto dalla curatela fallimentare al fine di ottenere la di dichiarazione di la nullità di un derivato sottoscritto quando la società era ancora in bonis e, di conseguenza, la restituzione delle somme corrisposte dalla società in bonis prima della dichiarazione di default.

 

Decisione n. 4662 del 30 novembre 2021 (ricorso ID 5375)

Obblighi informativi – Adempimento in concreto - Polizze unit-linked – Necessità di chiarezza informativa

L’obbligo dell’intermediario di rendere informazioni tali da consentire, in concreto, al cliente di assumere una scelta davvero consapevole di investimento si colora, di volta in volta, di differente gradazione ed intensità, non solo in funzione delle caratteristiche soggettive del cliente, ma anche in relazione alle caratteristiche oggettive del prodotto finanziario, dovendo essere l’informazione evidentemente più precisa e chiara laddove si tratti di prodotti a maggiore complessità.

Nel caso di consulenza avente ad oggetto polizze unit-linked, trattandosi di prodotti caratterizzati da struttura non intuitiva e la cui denominazione quale polizza assicurativa sulla vita può essere fonte di equivoci, se le caratteristiche del prodotto non vengono accuratamente illustrate al contraente, si può ingenerare la convinzione, erronea, che la restituzione del capitale alla scadenza del termine ovvero al verificarsi del sinistro, sia in qualche modo garantita; il che non è, essendo il rimborso esposto al rischio dell’andamento dei prodotti finanziari sottostanti.

 

Decisione n. 4746 del 13 dicembre 2021 (ricorso ID 5669)
Decisione n. 4747 del 13 dicembre 2021 (ricorso ID 5672)

Obblighi informativi - Precedente operatività del ricorrente - Set minimo di informazioni

Non può essere condivisa la difesa dell’intermediario fondata esclusivamente sulla considerazione che le informazioni sulle caratteristiche degli strumenti finanziari nel momento del loro acquisto non sarebbero state necessarie, dal momento che il ricorrente già deteneva in portafoglio gli stessi titoli.

Il fatto che il cliente possa aver avuto già conoscenza dei titoli in questione per averli già precedentemente acquistati non basta, di per sé, ad esimere l’intermediario dal rendere qualsivoglia informazione sui medesimi: anche quando il cliente si orienta a operare su titoli già noti egli ha diritto di ricevere un set minimo di informazioni, che siano quanto meno aggiornate quanto alla situazione dell’emittente.

 

Decisione n. 4749 del 13 dicembre 2021 (ricorso ID 6749)

Obblighi informativi - Operatività on line -  Esperienza del ricorrente - Propensione agli investimenti speculativi - Assenza di esimente per l’intermediario

La circostanza che il servizio sia stato prestato in modalità execution only non può rappresentare una esimente rispetto all’adempimento degli obblighi informativi, i quali debbono essere assolti anche in tale evenienza ed anche, seppure con eventuali modalità congrue con «l’ambiente telematico», nell’ipotesi di investimenti disposti on line.

La circostanza della maggiore o minore esperienza dell’investitore non è motivo sufficiente per non adempiere gli obblighi che la legge ricollega alla prestazione del servizio, così come l’eventuale propensione del cliente verso investimenti di natura speculativa non è motivo sufficiente per giustificare l’inadempimento. Il fatto, dunque, che il ricorrente si fosse orientato all’investimento perché attratto dall’elevato rendimento può, al più, indurre a ritenere che avesse una consapevolezza generica della maggiore rischiosità ma ciò non basta ad esimere l’intermediario dall’assolvere gli obblighi di puntuale informazione sulle caratteristiche dello strumento finanziario in concreto acquistato.

 

Decisione n. 4758 del 13 dicembre 2021 (ricorso ID 7388)

Attività di profilatura - Contestualità rispetto all’operazione di investimento - Risposte incoerenti con le reali caratteristiche del cliente - Inattendibilità della valutazione di adeguatezza

La contestualità della profilatura rispetto all’operazione di investimento costituisce un indice sintomatico del fatto che essa non possa ritenersi espressione di spontanee dichiarazioni del cliente quanto, piuttosto, il frutto di un comportamento opportunistico dell’intermediario volto a rendere coerente l’operazione con il profilo di rischio della cliente.

La consistenza del portafoglio come emergente dai rendiconti, caratterizzata dalla presenza di pochi strumenti, di valore non particolarmente significativo e con una movimentazione quasi nulla, esclude la veridicità dell’affermazione dell’elevata esperienza finanziaria contenuta nel questionario, la quale non può discendere puramente e semplicemente dalla qualità di ex dirigente dell’intermediario rivestita dal ricorrente. In tali circostanze la valutazione di adeguatezza dell’investimento deve ritenersi complessivamente inattendibile, non apparendo in alcun modo suffragata, alla luce della non attendibilità delle risultanze del questionario, da alcun dato oggettivo.


Febbraio 2022

Decisione n. 4384 del 20 ottobre 2021 (ricorso ID 5864)

Società ricorrente - Accertamento della consapevolezza della scelta di investimento - Conoscenza ed esperienza del legale rappresentante

Ai fini dell’accertamento del grado di consapevolezza da parte di una società ricorrente circa le caratteristiche di uno strumento finanziario è necessario fare riferimento al livello di esperienza e di conoscenza dell’amministratore unico e legale rappresentante, quale emergente dal questionario MIFID.

 

Decisione n. 4385 del 20 ottobre 2021 (ricorso ID 5876)

Contratto quadro - Forma scritta - Dichiarazione in merito alla ricezione della documentazione contrattuale - Prova dell’esistenza

La prova dell’osservanza del requisito della forma scritta del contratto quadro concluso inter partes è soddisfatta anche nel caso di deposito di documentazione contenente la dichiarazione del ricorrente in merito alla ricezione di copia completa del testo contrattuale, del documento di sintesi e del foglio illustrativo, nonché in merito alla lettura delle condizioni economiche, delle condizioni generali e del documento informativo.

Del pari il Collegio ha più volte ribadito che, affinché sia soddisfatto il requisito della forma scritta richiesto dall’art. 23 del TUF, non è necessario che tutte le informazioni pertinenti siano contenute in un unico modulo contrattuale, potendosi ritenere sufficiente che esse siano riportate in modulistica accessoria, ove debitamente richiamata in atti sottoscritti dal cliente.

 

Decisione n. 4386 del 20 ottobre 2021 (ricorso ID 5879)

Prestazione di servizi di investimento on line - Obblighi di informazione dell’Intermediario - Insufficienza di un link alla scheda prodotto

Nell’ambito della prestazione di servizi di investimento on line, la mera messa a disposizione della scheda prodotto resa accessibile tramite un link cliccabile non può considerarsi mezzo idoneo a provare che l’intermediario abbia correttamente assolto gli obblighi di informazione nei confronti del cliente che dispone un ordine di acquisto di uno strumento finanziario. Ciò in quanto siffatta modalità finisce per rimettere l’acquisizione delle informazioni ad un comportamento attivo del cliente e, dunque, non appare equivalente alla concreta messa a disposizione delle stesse da parte dell’intermediario, quale si realizzerebbe, in caso di operazione eseguita in ambiente diverso da quello telematico, con la concreta consegna del documento informativo.

 

Decisione n. 4387 del 20 ottobre 2021 (ricorso ID 5921)

Ricevibilità del ricorso - Corrispondenza tra reclamo e ricorso - Domanda di nullità - Deducibilità nel ricorso

Non è irricevibile il ricorso per mancata corrispondenza con il reclamo nel caso in cui questo non menzioni il tema della possibile invalidità dell’operazione, che rappresenta la prima questione posta, invece, con il ricorso. In proposito si deve, infatti, sottolineare che la questione della nullità, in quanto rilevabile anche di ufficio dal Collegio, è suscettibile di essere sollevata dal cliente anche direttamente nel ricorso, non potendo ritenersi che la mancata rilevazione nel reclamo sia circostanza ostativa alla sua deduzione, pena altrimenti l’incoerenza del sistema che finirebbe per consentire all’Arbitro il rilievo officioso del vizio anche quando alla parte non sarebbe più consentito dedurlo nel procedimento.

 

Decisione n. 4403 del 21 ottobre 2021 (ricorso ID 6429)

Cancellazione della società dal registro delle imprese - Successione del socio nella titolarità delle azioni - Rinuncia ai diritti controversi - Difetto di legittimazione attiva in capo al socio

Deve ritenersi assente la legittimazione attiva in capo al ricorrente che, pur avendo ottenuto la titolarità delle azioni originariamente sottoscritte dalla società, di cui era socio, a seguito della cancellazione dal registro delle imprese, agisca per far valere l’asserita illegittima prestazione dei servizi di investimento da parte dell’Intermediario nei confronti della società. Infatti, la cancellazione dal registro delle imprese implica la rinuncia all’esercizio di mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei diritti di credito, controversi o illiquidi, la cui inclusione nel bilancio di liquidazione avrebbe necessitato di un’ulteriore attività giudiziale o stragiudiziale da parte del liquidatore.

Il ricorrente, dunque, non può considerarsi titolare del diritto di credito che la società avrebbe potuto vantare nei confronti dell’Intermediario in ragione dell’asserita illegittima prestazione dei servizi d’investimento, dovendosi ritenere che la società vi abbia rinunziato per favorire una più rapida conclusione del procedimento estintivo al quale è stata sottoposta.

 

Decisione n. 4420 del 22 ottobre 2021 (ricorso ID 6578)

Obblighi informativi - Omessa indicazione della natura subordinata del titolo - Assenza di un obbligo legale di indicazione della subordinazione - Inadempimento dell’intermediario

Non può ritenersi che abbia correttamente adempiuto gli obblighi informativi l’intermediario che - al momento dell’operazione di investimento avente ad oggetto propri titoli subordinati, poi sottoposti alla misura del burden sharing e oggetto di conversione coattiva in azioni - abbia descritto gli strumenti finanziari come appartenenti al gruppo delle “obbligazioni ordinarie”, senza dare alcuna indicazione in merito alla loro natura di strumenti subordinati.

A questo proposito non rileva la circostanza che, all’epoca, non esistesse alcuna previsione di rango regolamentare che prescrivesse l’indicazione della natura subordinata nell’anagrafica del titolo: un’obbligazione subordinata è, infatti, uno strumento finanziario che incorpora un livello di rischio di genere e natura diversi da quelli di un’obbligazione ordinaria, sicché si tratta – anche in assenza di un obbligo regolamentare di indicarlo nell’anagrafica – di un’informazione che non può non essere resa al momento dell’investimento, perché senza di essa il cliente non può adeguatamente apprezzare il rischio dell’operazione che compie e, dunque, non può orientarsi in maniera consapevole nelle scelte che riguardano l’allocazione del proprio risparmio.

 

Decisione n. 4553 dell’11 novembre 2021 (ricorso ID 6754)

Acquisto di strumenti finanziari per conto di un minore - Obbligazioni subordinate - Domanda di nullità ex art. 372 c.c. - Infondatezza

L’acquisto delle obbligazioni subordinate autorizzato dal giudice tutelare non può ritenersi affetto da nullità ex art. 372 c.c. sulla base della considerazione che, attese le caratteristiche proprie di tale tipologia di strumenti finanziari, si tratterebbe di un’operazione non compatibile con le finalità di conservazione che debbono essere necessariamente perseguite nell’ambito degli investimenti dei capitali di un minore.

Il principio generale dettato dall’art. 372 c.c., in tema di investimento dei capitali del minore, è nel senso che tali operazioni debbono essere orientate alla protezione del medesimo contro rischi eccessivi, come dimostra l’elencazione delle tipologie di investimenti ammissibili contenuta nell’art. 372 c.c., che fa riferimento principalmente a strumenti finanziari assistiti da garanzia di rimborso: tra i titoli indicati rientrano, secondo una interpretazione che si ponga al passo coi tempi, anche le obbligazioni ordinarie emesse da intermediari finanziari e bancari.

Anche ove si ritenesse che l’autorizzazione sia stata resa, a monte, nella errata convinzione che le obbligazioni fossero ordinarie e non subordinate - le quali per le loro caratteristiche intrinseche si pongo certamente al di fuori degli investimenti ammissibili ex art. 372 c.c. - in nessun caso si potrebbe pervenire ad una declaratoria di nullità dell’investimento. In una simile evenienza, infatti, si verserebbe in un’ipotesi che è riconducibile alla fattispecie disciplinata dall’art. 377 c.c. - norma che regola, inter alia, l’ipotesi dell’acquisto effettuato senza autorizzazione del giudice tutelare e che per costante interpretazione si applica anche all’acquisto in difformità da esso - che configura una particolare ipotesi di annullabilità dell’atto.

 

Decisione n. 4554 dell’11 novembre 2021 (ricorso ID 6880)

Obblighi informativi - Omessa indicazione della natura subordinata del titolo - Indicazione del livello del rischio - Inadempimento dell’intermediario

Non può ritenersi che abbia correttamente adempiuto gli obblighi informativi l’intermediario che – al momento dell’operazione di investimento avente ad oggetto propri titoli subordinati, poi sottoposti alla misura del burden sharing e oggetto di conversione coattiva in azioni - abbia descritto gli strumenti finanziari come appartenenti al gruppo delle “obbligazioni ordinarie”, senza dare alcuna indicazione in merito alla loro natura di strumenti subordinati.

A questo proposito non è sufficiente la mera indicazione sull’ordine di acquisto o sulla documentazione contrattuale del livello elevata del rischio: una simile indicazione riguarda unicamente il profilo dell’alea economica dell’operazione e rappresenta, pertanto, solo una componente dell’informazione adeguata, perché essa nulla dice delle altre caratteristiche (come appunto la disciplina ad esso applicabile) cui soggiace l’investimento.

Neppure può assumere rilevanza la consegna di una nuova scheda prodotto contenente la dicitura “subordinate-ordinarie”, di per sé foriera di equivoci in ragione dell’intrinseca contraddittorietà delle due qualificazioni, in quanto avvenuta nell’imminenza della sospensione temporanea delle negoziazioni sui mercati regolamentati dei titoli emessi o garantiti sicché, se anche l’informazione resa fosse stata percepita nella sua reale portata, il ricorrente non avrebbe avuto il tempo sufficiente per approntare una strategia finalizzata a limitare i danni attraverso un’operazione di disinvestimento.


- Gennaio 2022

Decisione n. 4358 del 18 ottobre 2021 (ricorso ID 5523)

Servizio di esecuzione ordini – Prestazione del servizio on line – Obblighi informativi – Modalità del corretto adempimento da parte dell’intermediario

Quando il servizio di esecuzione di ordini viene prestato in modalità telematica per poter dimostrare di aver assolto pienamente gli obblighi di informazione l’intermediario non può limitarsi a evidenziare l’esistenza, all’interno della propria piattaforma, di un semplice link attraverso il quale è possibile accedere al set informativo necessario per permette all’investitore una scelta consapevole. La prestazione del servizio di investimento in modalità on line non può, infatti, tradursi in un affievolimento degli obblighi informativi: l’intermediario è tenuto ad assolverli con una modalità che possa essere considerata equivalente a quella che utilizzerebbe in caso di prestazione del servizio in presenza, ossia con una modalità che possa dirsi equivalente almeno alla consegna materiale del documento informativo al cliente.

Modalità equivalenti alla consegna del documento recante le informazioni necessarie per la scelta consapevole del cliente sono rappresentate: (a) dall’inserimento di tutte le informazioni di dettaglio rilevanti direttamente nella pagina dove si trova il comando per impartire l’ordine di acquisto, oppure (b) dalla previsione di un link che permetta di scaricare il documento ma, in questo caso, con contestuale implementazione di una funzionalità bloccante, che renda, cioè, possibile impartire l’ordine solo previo richiamo di attenzione del cliente e presa d’atto di aver preso visione della documentazione informativa.

 

Decisione n. 4359 del 18 ottobre 2021 (ricorso ID 5596)

Nullità del contratto quadro per mancanza della forma scritta - Inopponibilità al cliente degli acquisti ex art. 1711 c.c. - Ratifica esplicita ed implicita - Principi di proporzionalità e buona fede

La nullità del contratto quadro per la mancanza della forma scritta richiesta dalla legge non comporta automaticamente la nullità di ogni ordine di acquisto: ferma restando l’inopponibilità al cliente delle condizioni generali previste nel contratto quadro non sottoscritto, un tale vizio assume più propriamente rilievo in termini di inefficacia o, ancor meglio, di inopponibilità al cliente ex art. 1711 c.c. dell’acquisto, dal momento che si deve ritenere che il relativo ordine di investimento sia stato eseguito dall’intermediario in mancanza di un valido mandato.

Tuttavia, è fatto salvo, non solo il caso in cui il cliente abbia successivamente ratificato, anche solo implicitamente, l’operazione (in questo modo rendendo palese che egli intendeva fare propri i suoi effetti), ma anche il caso più generale in cui l’operazione sia comunque riferibile in modo univoco alla volontà del ricorrente. La diversa soluzione che facesse discendere, sic et simpliciter, dalla mancata produzione del contratto quadro la nullità di qualsivoglia operazione, comunque disposta dal cliente, sarebbe lesiva del principio di proporzionalità, espressamente richiamato in questa materia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 898/2018 (sul c.d. contratto monofirma), e potrebbe condurre a un risultato contrario al principio fondamentale della buona fede, anch’esso espressamente richiamato in questa materia dalle stesse Sezioni Unite con la sentenza n. 28314/2019 (in tema di c.d. nullità selettiva).

 

Decisione n. 4383 del 20 ottobre 2021 (ricorso ID 5616)

Prescrizione – Dies a quo del diritto alla restituzione e del diritto al risarcimento - Onere della prova

Il dies a quo delle pretese restitutorie in esito ad eventuale accertamento della nullità dell’acquisto si individua con il giorno dell’operazione di investimento con cui è stata eseguita la prestazione che risulta indebita mentre il giorno di decorrenza della prescrizione del diritto al risarcimento dei danni si identifica con quello in cui l’inadempimento si è consumato. Il dies a quo di decorrenza della prescrizione del diritto al risarcimento dei danni non può, infatti, essere individuato con il giorno in cui si acquista consapevolezza della perdita di valore dell’investimento in quanto si finirebbe per confondere erroneamente il problema della perdita di valore dello strumento finanziario - che di per sé non è danno, ma semplice rischio economico legato alle alee di ogni investimento - con il reale evento di danno, che è piuttosto la menomata libertà di scelta nel compimento dell’operazione di investimento e che si concretizza nel momento in cui l’investimento è eseguito, sicché la decorrenza della prescrizione non può che coincidere, in questa ipotesi, con il momento in cui gli inadempimenti si consumano.

Spetta a chi intende opporre la prescrizione provare il fatto costitutivo dell’eccezione, anche attraverso presunzioni fondate su principi di inferenza probabilistica.

 

Decisione n. 4411 del 22 ottobre 2021 (ricorso ID 4422)

Inammissibilità del ricorso – Modalità di descrizione della controversia – Rinvio per relationem al reclamo – Scarsa chiarezza e genericità dei fatti contestati

La modalità di redazione del ricorso, rappresentata dal mero richiamo, operato nel modulo predisposto per la sua presentazione, del precedente reclamo, che viene così a costituirne il contenuto attraverso una sorta di rinvio per relationem, non può essere considerata di per sé sanzionabile con la declaratoria di inammissibilità. Tale tecnica è coerente con la maggiore elasticità delle forme che caratterizza i procedimenti di ADR rispetto al processo, oltre che compatibile con l’esigenza di sinteticità degli atti difensivi, oltretutto enfatizzata anche dalla nuova versione del Regolamento ACF entrata in vigore dal 1° ottobre scorso. L’inammissibilità del ricorso deve, piuttosto, essere analizzata valutando se la descrizione della vicenda soddisfi i necessari requisiti di chiarezza dell’allegazione, indispensabili per permettere all’intermediario di potersi difendere.

Nel caso di specie, nel reclamo il ricorrente si è limitato solo ad una sommaria e generica descrizione dei comportamenti del consulente, incentrando le proprie doglianze unicamente sul fatto di aver corrisposto delle somme senza adeguatamente allegare e, poi, senza fornire documentazione atta a comprovare la circostanza che quei versamenti si inserissero in un processo finalizzato ad un investimento, come richiede la Suprema Corte ai fini di affermare la responsabilità dell’intermediario ex art. 31 TUF, nel quadro di attività funzionali all’esercizio delle incombenze di cui il consulente era investito.

 

Decisione n. 4551 dell’11 novembre 2021 (ricorso ID 5675)

Inammissibilità del ricorso – Mancata corrispondenza tra reclamo e ricorso – Indeterminatezza dei fatti contestati

Il ricorso è inammissibile quando non vi è una piena corrispondenza tra il contenuto del reclamo inviato all’intermediario e il successivo ricorso avanti all’ACF oppure quando le doglianze del ricorrente non sono adeguatamente circostanziate, non essendo chiaro su quali basi siano fondate le contestazioni rivolte all’intermediario. Se manca, infatti, il contenuto minimo di determinatezza non è possibile avviare lo scrutinio nel merito: uno scrutinio che potrà essere, comunque, risottomesso all’Arbitro, attraverso una riproposizione del ricorso, ma sempre a condizione che le eventuali doglianze siano adeguatamente assistite - oltre che da precisi riferimenti alle operazioni che si intendono contestare e da una precisa individuazione degli inadempimenti lamentati - anche da una puntuale indicazione dei parametri assunti a riferimento per quantificare il richiesto risarcimento dei danni.

 

Decisione n. 4481 del 2 novembre 2021 (ricorsi ID 5408 e 5415)

Consulenza - Invio della scheda prodotto via e-mail - Mancato accertamento della prestazione del servizio - Obblighi informativi - Corretto adempimento dell’intermediario

La circostanza dell’invio della scheda prodotto tramite e-mail non prova che gli investimenti siano stati eseguiti a valle della prestazione di un servizio di consulenza: nel caso di specie, in particolare, il fatto che il messaggio di posta elettronica sia privo di qualsiasi testo e che ad esso risultino solo allegate due schede prodotto è elemento decisivo, non solo nel senso di escludere che l’intermediario abbia inteso veicolare, suo tramite, una raccomandazione di investimento, ma anche di come l’e-mail costituisca mero mezzo tecnico, del tutto neutro, per assolvere gli obblighi informativi sugli strumenti finanziari.

 

Decisione n. 4483 del 2 novembre 2021 (ricorsi ID 5494, 5497 e 5498)

Attività di profilatura del cliente - Attendibilità del questionario - Principio di autoresponsabilità - Esclusione della responsabilità dell’intermediario

Sono infondate le doglianze in relazione alle modalità di svolgimento dell’attività di profilatura e alla non attendibilità delle relative risultanze nel caso in cui i questionari di profilatura risultino essere stati firmati dai clienti, l’attestazione dell’esito della profilatura risulti inviata all’indirizzo di corrispondenza di ciascuno di essi e le risposte non presentino palesi incongruenze che possano essere utilizzate come elementi indiziari del fatto che le risposte non siano state rese spontaneamente ma influenzate, o peggio determinate, dal promotore. Ne deriva che il profilo che si ricava dai questionari è complessivamente attendibile e ad esso, in quanto sottoscritto, i clienti devono ritenersi vincolati in ossequio al principio di autoresponsabilità più volte affermato dal Collegio.


- Dicembre 2021

Decisione n. 4160 del 2 settembre 2021 (ricorso ID 6381)

Obblighi informativi - Condotta colposa dell’investitore - Esclusione della responsabilità dell’intermediario

In merito all’acquisto di obbligazioni subordinate la violazione degli obblighi informativi non sussiste quando, pur essendo le obbligazioni indicate nell’ordine di acquisto come ordinarie, siano presenti indizi gravi, precisi e concordanti tali da far ritenere che il ricorrente fosse pienamente edotto, non solo delle caratteristiche delle medesime obbligazioni, ma anche della loro estrema rischiosità. Tali indizi possono essere rilevati nella pregressa esperienza in acquisti del medesimo titolo, nell’indicazione della natura subordinata nell’anagrafica del titolo unitamente alle circostanze che l’acquisto sia avvenuto ad un prezzo inferiore di oltre il 50% del valore nominale degli strumenti e che le operazioni contestate siano state eseguite quando le difficoltà economiche dell’emittente erano ormai di dominio pubblico.

 

Decisione n. 4161 del 2 settembre 2021 (ricorso ID 6399)

Obblighi informativi - Onere della prova gravante sull’intermediario

Grava sull’intermediario l’onere della prova di aver correttamente adempiuto gli obblighi di informazione sulle caratteristiche degli strumenti finanziari al momento dell’acquisto, alla cui osservanza è tenuto anche nell’ambito del più elementare servizio di negoziazione. L’onere della prova non si considera assolto qualora l’Intermediario produca agli atti solamente un modulo, benché sottoscritto dal ricorrente, recante la dichiarazione di aver ricevuto informazioni sui principali rischi che caratterizzano l’operazione con riferimento alla variabilità del mercato organizzato per gli strumenti finanziari in esso trattati, alla variabilità nei prezzi dell’azione e al rischio di liquidità per lo strumento finanziario.

 

Decisione n. 4158 del 2 settembre 2021 (ricorso ID 6307)

Titoli di provenienza donativa – Donazione indiretta – Legittimazione attiva del donatario –  Obblighi di diligenza dell’intermediario

È legittimato ad agire il ricorrente che abbia acquistato i titoli in lite con il denaro di provenienza donativa: si tratta di una fattispecie riconducibile alla donazione indiretta che è una vicenda composta da diversi e separati atti nell’ambito della quale si inquadra l’operazione di investimento posta in essere dal donatario con cui l’intermediario intrattiene il rapporto di prestazione del servizio di investimento e verso cui è, dunque, è responsabile per l’adempimento dei propri obblighi di diligenza. Legittimato ad agire è, quindi, il donatario indiretto e non il donante, a nulla rilevando il fatto che il donatario non abbia sostenuto alcun costo gravante sul proprio patrimonio.

 

Decisione n. 4353 del 18 ottobre 2021 (ricorso ID 5265)

Accredito di cedole e di rimborsi – Ritardo della banca depositaria – Responsabilità dell’intermediario

Nel caso di accredito delle somme spettanti al ricorrente - ora a titolo di rimborso, ora a titolo di proventi - con un tempo eccedente il giorno lavorativo rispetto a quello di scadenza del titolo o delle cedole l’intermediario non può addurre a propria discolpa il ritardo dei sub-depositari in quanto questi sono terzi rispetto al ricorrente, che intrattiene il rapporto unicamente con l’intermediario. Inoltre, i subdepositari sono stati scelti dall’intermediario per cui è inevitabile che sia questi a rispondere nei confronti del cliente del loro operato: ciò anche ai sensi della regola generale in tema di mandato per cui il mandatario che si avvale di sostituti nell’espletamento dell’incarico, pure quando autorizzato a farlo, in caso di non corretta esecuzione dell’incarico, risponde dell’attività del sostituto quanto meno per il fatto della scelta di quest’ultimo.

 

Decisione n. 4381 del 20 ottobre 2021 (ricorso ID 5266)

Chiusura del dossier titoli e trasferimento presso altro intermediario – Ritardo dell’intermediario nella trasmissione della certificazione delle minusvalenze – Inadempimento degli obblighi informativi - Competenza dell’ACF

Nel caso in cui la controversia riguardi il ritardo con cui l’Intermediario, a seguito della chiusura del dossier acceso presso di esso e del trasferimento dei titoli presso altro intermediario, ha trasmesso al ricorrente la certificazione delle minusvalenze - sebbene tale adempimento, in sé e per sé considerato, rientrerebbe tra le obbligazioni tipiche del contratto bancario di custodia e amministrazione - sussiste la competenza dell’ACF ove l’omessa ovvero tardiva trasmissione della certificazione fiscale venga contestata, non per far valere la non corretta applicazione della normativa fiscale o del trasferimento dei titoli ad altro conto, bensì per far valere l’inadempimento di un obbligo informativo che, ancorché correlato alla normativa tributaria e al trasferimento titoli, risulti astrattamente idoneo ad influenzare le scelte di investimento o disinvestimento del ricorrente.


- Novembre 2021

Decisione n. 3995 del 20 luglio 2021 (ricorso ID 5501)

Ricezione ed esecuzione di ordini - Assenza del contratto quadro - Modulistica accessoria - Infondatezza della domanda di nullità ex art. 23 TUF - Rilevazione del carattere non appropriato degli ordini - Operatività complessiva del ricorrente - Nesso causale - Esclusione della responsabilità dell’Intermediario

È esclusa la fondatezza della domanda di nullità dell’operazione di investimento per mancanza del contratto quadro laddove l’intermediario abbia prodotto il modulo di richiesta per la prestazione dei servizi e delle attività di investimento, sottoscritto dal ricorrente, e contenente la dichiarazione di aver ricevuto le condizioni generali che regolano il rapporto, il foglio informativo analitico sui servizi e le attività di investimento e il documento generale sui rischi degli investimenti.  Non è necessario, affinché possa dirsi soddisfatto il requisito della forma scritta richiesto dall’art. 23 TUF, che tutte le informazioni pertinenti siano contenute in un unico modulo contrattuale in quanto è ragionevole ritenere che esse siano riportate nella modulistica accessoria, debitamente sottoscritta dal cliente.

È, parimenti, infondata la domanda diretta al risarcimento dei danni ove sia accertato che, successivamente alla specifica operatività contestata, il ricorrente abbia sistematicamente acquistato, eventualmente avvalendosi di altro intermediario, titoli della medesima natura e caratterizzati dalla stessa promessa di rendimenti molto elevati, dunque connotati da un livello di rischio parimenti molto elevato, nonostante l’intermediario avesse rappresentato, con appositi alert, il carattere non appropriato delle operazioni. La circostanza che il cliente abbia deciso di continuare l’articolata attività di investimento, non solo denota una precisa e consapevole strategia, ma comporta, altresì, l’interruzione del nesso causale tra l’asserito inadempimento e il pregiudizio sofferto per effetto dell’investimento effettuato.

 

Decisioni nn. 3998 e 3999 del 20 luglio 2021 (ricorsi ID 5933 e 5924)

Obblighi informativi dell’intermediario – Esatto adempimento – Caratteristiche della concreta operatività del cliente

L’assenza, al tempo in cui l’investimento oggetto della lite è stato eseguito, di una norma imperativa che prescrivesse l’indicazione della natura subordinata del titolo non esime l’intermediario dall’obbligo di informare il cliente, ai sensi dell’art 21 del TUF, dell’esistenza della clausola di subordinazione e, in nessun caso, consente di descrivere uno strumento aventi tali caratteristiche come appartenente alla classe delle obbligazioni ordinarie.

È necessario che l’intermediario ponga il cliente nelle condizioni di intendere le reali caratteristiche dello strumento acquistato, a nulla rilevando l’esistenza di precedenti investimenti in strumenti aventi caratteristiche similari poiché l’intermediario deve dimostrare di aver fornito informazioni in merito al titolo oggetto della specifica e concreta operazione di investimento.

 

Decisione n. 3990 del 20 luglio 2021 (ricorso ID 5029)

Operazioni svolte mediante internet banking – Offerta fuori sede – Inapplicabilità dell’art 30 TUF – Corretto adempimento degli obblighi di informazione

Le operazioni concluse tramite la piattaforma di internet banking sono riconducibili alla fattispecie di prestazione di servizi di investimento mediante tecniche di comunicazione a distanza e non alla diversa fattispecie dell’offerta fuori sede: pertanto, risulta inapplicabile la disposizione dell’art 30 TUF che commina la nullità per la mancata indicazione del diritto di recesso.

Nelle operazioni svolte mediante internet banking gli obblighi informativi si considerano assolti dall’intermediario che abbia messo a disposizione del cliente sulla piattaforma la scheda prodotto contenente dettagliate informazioni sullo strumento, la cui visualizzazione costituisce passaggio obbligato per disporre l’investimento, essendo richieste la presa visione e l’accettazione della stessa scheda per poter impartire l’ordine di acquisto.

 

Decisione n. 3993 del 20 luglio 2021 (ricorso ID 5147)

Legittimazione attiva - Esecutore testamentario - Titoli facenti parte dell’eredità

Va rigettato il ricorso dell’esecutore testamentario che agisca per il risarcimento del danno derivante dalla intempestiva evasione della richiesta di liquidazione dei titoli presenti nel dossier del de cuius, in quanto egli è un mero esecutore delle disposizioni testamentarie e, come tale, non è titolare di diritti relativi all’eredità, i quali spettano unicamente agli eredi, i soli legittimati a proporre ricorso.

 

Decisione n. 4156 del 2 settembre 2021 (ricorso ID 5258)

Competenza dell’ACF - Inammissibilità del ricorso – Responsabilità dell’intermediario ex art. 2535 c.c. – Annullamento del contratto di finanziamento

L’ACF non è competente a conoscere la controversia che tratti dell’omessa liquidazione delle azioni, decorsi centottanta giorni dalla morte del socio ex art. 2535 c.c., poiché non riguarda questioni attinenti alla violazione di norme dettate dal TUF o da altra fonte legislativa in materia di prestazione di un servizio di investimento. Nel caso di specie la doglianza concerneva unicamente la responsabilità dell’intermediario per non aver ottemperato all’ordine di liquidazione delle azioni a seguito della morte del socio e per aver ignorato l’esercizio del recesso da parte degli eredi, i quali si sono, quindi, trovati costretti a contrarre un finanziamento con l’intermediario.

Allo stesso modo l’ACF non è competente a decidere in merito alla richiesta di annullamento del contratto di finanziamento, poiché in tal caso l’intermediario riveste il ruolo di intermediario creditizio e non di prestatore di servizi di investimento.


- Ottobre 2021

Decisione n. 3793 del 24 maggio 2021 (Ricorso ID 5428)
Decisione n. 3794 del 24 maggio 2021 (Ricorso ID 5429)

Dies a quo della decorrenza della prescrizione nel caso di pretesa restitutoria e di pretesa risarcitoria – Domanda risarcitoria presentata allo spirare del termine di prescrizione –Contrarietà a buona fede – Legittimo affidamento dell’intermediario

Nel caso di pretesa alla restituzione di quanto sia stato eventualmente indebitamente corrisposto sulla base di un titolo nullo od inefficace, il dies a quo di decorrenza del termine decennale di prescrizione del diritto si identifica con il giorno dell’intervenuta esecuzione della prestazione oggetto della richiesta restitutoria, ossia con la data del pagamento della somma sulla base del contratto che si assume nullo e del quale si chiede la restituzione.

Nel caso di pretesa risarcitoria, invece, al fine di garantire la certezza dei rapporti giuridici senza ostacolare l’esercizio dei propri diritti da parte degli investitori, la prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, ossia dal verificarsi dell’inadempimento, e non dal momento in cui il danneggiato abbia avuto contezza della perdita di valore dello strumento finanziario. Ritenere che il dies a quo si identifichi con il momento in cui il danno si è reso manifesto assicurerebbe, infatti, un ingiustificato regime di over protection dell’investitore, perché gli permetterebbe di fruire di uno strumento di fatto perpetuo per sterilizzare ogni investimento rivelatosi a distanza di anni di esito negativo, rendendo così sostanzialmente indistinguibile il confine tra danno causalmente riconducibile all’inadempimento dell’intermediario e mera perdita economica conseguente alle ordinarie alee proprie dell’operazione.

Deve, comunque, escludersi la fondatezza della domanda nel caso in cui l’investitore, senza alcun giustificato motivo, pur avendo piena consapevolezza del danno, aspetti per muovere le proprie censure anche anni dalla sua emersione, sollevandole solo in limine dello spirare del termine di prescrizione. Tale comportamento integra una fattispecie di abuso del diritto, ovvero di esercizio del medesimo in spregio dei principi di buona fede, ed è riconducibile all’ipotesi indicata da Cass. 15 marzo 2004, n. 5240, in cui il ritardo ingiustificato protrattosi per lunghissimo tempo nell’esercizio del diritto può determinare l’estinzione dello stesso, anche se formalmente non prescritto, ove si accerti che il ritardato esercizio sia, per un verso, da considerare imputabile al titolare e che, per altro verso, il ritardato esercizio produce un danno nella sfera dell’obbligato, il quale fa oramai affidamento legittimo sul non esercizio dello stesso.

La mancanza di contestazioni, per un arco di tempo prolungato ed esteso, che si è spinto persino oltre il termine previsto dalle disposizioni regolamentari per la conservazione dei documenti afferenti al rapporto contrattuale, ingenera il legittimo affidamento da parte dell’intermediario circa il fatto che il ricorrente non aveva motivo di avanzare alcuna contestazione sulla corretta esecuzione di prestazioni e, dunque, finisce per determinare un ingiustificato pregiudizio per l’intermediario, il quale potrebbe essersi anche legittimamente disfatto della documentazione di un rapporto oramai da tempo esaurito, venendo così a trovarsi nella condizione di non poter assolvere gli oneri probatori che l’art. 23 TUF pone, invece, a suo carico.

 

Decisione n. 3816 dell'1 giugno 2021 (Ricorso ID 5592)
Decisione n. 3818 dell'1 giugno 2021 (Ricorso ID 5593)

Attività di profilatura dell’investitore - Obbligo dell’intermediario di verificare l’attendibilità delle risposte contenute nel questionario sulla base degli elementi oggettivi conosciuti o conoscibili - Errata valutazione di adeguatezza

In occasione della profilatura dell’investitore l’intermediario deve diffidare dell’attendibilità del profilo, quale emergente dalle risposte al questionario, quando queste restituiscono l’immagine di un investitore esperto e con elevate conoscenze finanziarie non coerente con gli elementi oggettivi di cui l’intermediario è, o dovrebbe essere, a conoscenza.

Nel caso di specie l’intermediario non avrebbe dovuto ritenere attendibili, ancorché formalmente sottoscritte dal ricorrente, le risposte con cui questi dichiarava di conoscere tutti gli strumenti elencati nel questionario, ad eccezione dei certificates e dei covered warrant, di avere una esperienza elevata in materia di investimenti, nonché di aver operato in precedenza in obbligazioni normali e strutturate, dal momento che il ricorrente, bracciante agricolo, aveva quale titolo di studio la licenza elementare e non aveva alcuna pregressa storia di investimento. Non si comprende, dunque, come l’intermediario abbia potuto valutare adeguato l’investimento, non rilevando che i titoli oggetti del contendere rappresentavano gli unici titoli presenti nel portafoglio del cliente.

 

Decisione n. 3830 dell'8 giugno 2021 (Ricorso ID 5568)

Obblighi di informazione sulla natura e sulle caratteristiche del titolo - Adempimento in concreto - Insufficienza della consegna dei documenti sui rischi generali degli investimenti in occasione della stipula del contratto quadro

L’intermediario è tenuto a dimostrare di aver assolto gli obblighi informativi “in concreto,” e non in modo meramente formalistico, in quanto solo il loro effettivo assolvimento può consentire al cliente di valutare le reali caratteristiche dell’operazione e, conseguentemente, permettergli di compiere una consapevole scelta d’investimento.

Pertanto, non è pienamente sufficiente al fine di dimostrare il corretto assolvimento di tali doveri, la mera prova della consegna dei documenti sui rischi generali degli investimenti in occasione della stipula del contratto quadro.

 

Decisione n. 3989 del 20 luglio 2021 (Ricorso ID 4944)

Violazione degli obblighi informativi sulle caratteristiche dello strumento finanziario – Caratteristiche dell’operatività dell’investitore - Interruzione del nesso causale - Esclusione della responsabilità dell’Intermediario

È infondato il ricorso dell’investitore, proposto al fine di conseguire il ristoro del danno patito per non essere stato adeguatamente informato circa la natura dei titoli acquistati, laddove si accerti che la sua operatività si è protratta insistentemente, per un arco di tempo pluriennale, sui medesimi titoli, nonostante ne fosse percepibile la manifesta rischiosità e la non appropriatezza.

La circostanza che l’investitore abbia continuato, a dispetto di evidenti elementi segnaletici della rischiosità e inappropriatezza, a reiterare l’operatività contestata, permette di ritenere che il danno sofferto sia da imputare casualmente in via esclusiva ad una condotta superficiale e negligente dello stesso investitore.

 

Decisione n. 3996 del 20 luglio 2021 (Ricorso ID 5646)

Modalità di presentazione del ricorso - Contestazioni formulate genericamente - Onere della prova dell’Intermediario - Inammissibilità del ricorso

È inammissibile il ricorso che non indichi con sufficiente chiarezza le operazioni e le specifiche doglianze alle stesse riferite, in quanto in assenza di una chiara rappresentazione dei fatti ed allegazione delle circostanze, l’intermediario – su cui l’ordinamento ha scelto di far gravare l’onere della prova di avere correttamente adempiuto ai propri obblighi e di aver correttamente prestato il servizio di investimento – sarebbe posto nella condizione di non potersi difendere.

È, dunque, indispensabile, ai fini dell’ammissibilità del ricorso, che il cliente proceda ad individuare in modo inequivoco quali siano le concrete operazioni di investimento cui si riferiscono le contestazioni.


- Settembre 2021

Decisione n. 3836 del 7 giugno 2021 (ricorso ID 5522)

Operatività tramite la piattaforma di trading on line – Infondatezza della domanda di nullità per assenza di un ordine impartito per iscritto – Log estratti dagli archivi informatici – Prova dell’inserimento degli ordini

Violazioni informative dell’intermediario – Caratteristiche della concreta operatività del cliente – Consapevolezza delle scelte di investimento - Interruzione del nesso causale tra violazioni dell’intermediario e danno subito dal cliente

Nel caso in cui il contratto quadro preveda la possibilità di operare anche attraverso una piattaforma di trading on line, gli ordini di investimento e disinvestimento impartiti nel rispetto della procedura di autenticazione prevista dal contratto si considerano validamente sottoscritti. I log informatici, che documentano l’osservanza della procedura di autenticazione, costituiscono valido mezzo di prova dell’esistenza degli ordini.

Al fine di accertare l’inadempimento degli obblighi informativi da parte dell’intermediario è dirimente la sussistenza di alcuni elementi univoci e convergenti in presenza dei quali è possibile ritenere che le operazioni di investimento siano state disposte dal cliente in piena ed assoluta consapevolezza e che non siano state il riflesso di una scelta disinformata, conseguente agli inadempimenti informativi ascritti all’intermediario. La continua operatività sullo stesso titolo protratta per anni, l’alternanza periodica di acquisti e vendite, il fatto che si trattasse di titoli di un emittente quotato, soggetto dunque all’obbligo di informazione al pubblico dei fatti price sensitive, escludono che le operazioni di acquisto e vendita siano state eseguite in assenza di consapevolezza sulle caratteristiche del titolo.

 

Decisione n. 3695 del 3 maggio 2021 (Ricorso ID 4852)

Servizio di gestione patrimoniale ¬– Diligenza dell’Intermediario – Istruzione del cliente –Esclusione della responsabilità

Nell’ambito del servizio di gestione patrimoniale la diligenza dell’intermediario va valutata in un’ottica complessiva, così come in un’ottica complessiva va valutata l’esistenza o meno del danno, considerando il risultato della gestione nel suo insieme e senza scorporare le singole operazioni di investimento. Per affermare la responsabilità dell’intermediario non è sufficiente, dunque, allegare l’inopportunità o la presunta irragionevolezza di una singola scelta ma occorre allegare e dimostrare che l’attività di gestione complessivamente intesa non è stata oggetto di adeguata ponderazione e non si è svolta secondo un ordinato processo di valutazione.

La responsabilità dell’intermediario è esclusa quando l’operazione è stata oggetto di una specifica istruzione personalizzata e il titolo è stato autonomamente selezionato dal cliente, non essendo in questo caso configurabile alcun obbligo informativo a carico dell’intermediario.

 

Decisione n. 3697 del 3 maggio 2021 (Ricorso ID 5385)

Termine di prescrizione dell’azione di risarcimento del danno – Dies a quo – Momento dell’inadempimento – Certezza dei rapporti giuridici – Over protection dell’investitore

Nel caso di azione di risarcimento dei danni derivanti dall’inadempimento degli obblighi di condotta gravanti sull’intermediario il termine di prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere - ossia dal verificarsi dell’inadempimento - e non dal momento in cui il danneggiato ha avuto consapevolezza della perdita di valore degli strumenti finanziari. Tale criterio di individuazione del dies a quo è coerente con l’esigenza di garantire la certezza dei rapporti giuridici, senza per questo procurare nocumento agli interessi tutelati. L’alternativa di far decorrere il termine di prescrizione dall’emersione della perdita di valore dello strumento finanziario acquistato - data l’alea che caratterizza tipicamente l’investimento finanziario, soprattutto se di tipo azionario, come nella controversia decisa - significherebbe rendere le pretese risarcitorie per danni da non corretta scelta di investimento sostanzialmente imprescrittibili, con un effetto di over protection dell’investitore. Il che è stata ritenuta soluzione irragionevole perché finirebbe per offrire all’investitore uno strumento di fatto perpetuo per sterilizzare gli effetti di ogni investimento rivelatosi a distanza di anni di esito negativo, rendendo così sostanzialmente indistinguibile il confine tra danno causalmente riconducibile all’inadempimento dell’intermediario e mera perdita economica riconducibile alle fisiologiche alee di mercato.

 

Decisione n. 3881 del 17 giugno 2021 (Ricorso ID 5575)

Obblighi informativi dell’Intermediario in fase contrattuale e postcontrattuale - Adempimento “in concreto”

In tema di responsabilità dell’Intermediario per violazione degli obblighi di trasparenza ed informazione la consegna del documento sui rischi generali degli investimenti in occasione della stipula del contratto quadro non può ritenersi in sé sufficiente al fine di provare il corretto ed adeguato assolvimento dei suddetti obblighi. L’intermediario è tenuto, infatti, a dimostrare di aver assolto gli obblighi informativi “in concreto” e non solo in modo meramente formale, in quanto solo il loro effettivo assolvimento può consentire al cliente di valutare le reali caratteristiche dell’operazione e conseguentemente permettergli di compiere una consapevole scelta d’investimento.

In caso di contestate carenze informative relative alla fase successiva alla  conclusione dell’investimento e in pendenza dello stesso, esse possono essere ricondotte alla responsabilità dell’intermediario solo se è contrattualmente previsto un obbligo di informazione continua del cliente, vale a dire di monitoraggio dell’investimento e di valutazione costante della relativa adeguatezza, il che tipicamente è configurabile  in caso di prestazione dell’attività di gestione patrimoniale, del servizio di consulenza se previsto dal contratto quadro.

 

Decisione n. 3795 del 24 maggio 2021 (Ricorso ID 5679)

Inadempimento degli obblighi di informazione sulle caratteristiche dello strumento finanziario - Danno da scelta di investimento disinformata - Presunzione del nesso causale - Caratteristiche dell’operatività complessiva del ricorrente - Esclusione della responsabilità dell’Intermediario

Non può dirsi fondato il ricorso dell’investitore, proposto al fine di conseguire il ristoro del danno patito per non essere stato adeguatamente informato circa la natura dei titoli acquistati, laddove si accerti che, sia antecedentemente che successivamente alla specifica operatività contestata, egli ha sistematicamente acquistato, seppure avvalendosi di altro intermediario, titoli della medesima natura e caratterizzati dalla stessa promessa di rendimenti molto elevati, dunque connotati anch’essi da un livello di rischio parimenti molto elevato.

Pur condividendosi quanto sottolineato dalla Suprema Corte di Cassazione circa il fatto che le pregresse abitudini di investimento, anche ove speculativamente orientate, di un investitore non possono in sé costituire  motivo per ritenere causalmente irrilevante il non corretto assolvimento degli obblighi informativi da parte dell’intermediario, tuttavia non può prescindersi, nello stesso tempo, dalla valorizzazione agli stessi fini  delle circostanze del caso concreto, con l’effetto che  la valutazione dell’operatività complessiva del cliente, per come rilevabile in base alla documentazione prodotta dalle parti,   può portare a ritenere non ravvisabile il necessario nesso di causalità tra i comportamenti violativi accertati e il danno subito dall’investitore.

Ciò risulta particolarmente vero quando, come nel caso esaminato, l’operatività complessiva dell’investitore si caratterizzi per una consapevole strategia operativa costantemente orientata verso titoli contraddistinti da un livello di rischio decisamente elevato, sicché risulta ragionevole ritenere che egli, pur in presenza di un quadro informativo adeguato e corretto posto a sua disposizione dall’intermediario, avrebbe comunque posto in essere l’operatività oggetto delle sue doglianze.


- Agosto 2021

Decisione n. 3721 del 10 maggio 2021 (ricorso ID 4872)
Modalità di presentazione del ricorso - Contestazioni formulate genericamente in riferimento ad una operatività pluriennale – Possibile contrarietà al principio di buona fede di contestazioni avanzate per la prima volta in prossimità della scadenza del termine di prescrizione

È inammissibile il ricorso che contiene contestazioni indistinte riferite ad una operatività pluriennale, senza dettagliare le doglianze con riferimento a ciascuna delle operazioni d’investimento. Tale modus procedendi non consente di svolgere un contraddittorio adeguato in quanto l’intermediario non può ragionevolmente assolvere l’onere della prova, in quanto non posto in condizione di percepire con la necessaria precisione le censure avanzate dal cliente.

Nel caso esaminato, in cui il Ricorrente contestava genericamente un’operatività dispiegata su un arco di tempo decennale e avanzava doglianze, per la prima volta, in prossimità dello scadere del termine di prescrizione, è stato rilevato che un simile comportamento risulta essere, non solo difforme dal canone della buona fede, ma finisce per lambire gli estremi dell’abuso del diritto. La ritardata inerzia nel far valere le contestazioni rispetto al mancato assolvimento degli obblighi cui l’intermediario è tenuto in occasione del compimento di un’operazione di investimento e l’attendere sistematicamente il momento in cui l’intermediario non dispone più della documentazione riguardante le singole operazioni costituiscono, infatti, un comportamento che integra la fattispecie della perdita del diritto per contrarietà del suo esercizio a buona fede.

L’assenza di contestazioni in un arco temporale molto prolungato può generare nell’intermediario il legittimo affidamento che il cliente non abbia riserva alcuna sul proprio operato e lo espone - in caso, invece, di  opportunistico ripensamento da parte del cliente dipendente unicamente dal manifestarsi di una perdita di valore dello strumento a distanza di anni dall’esecuzione del medesimo (perdita di valore che integra, tuttavia, l’alea normale di ogni investimento finanziario e, in particolare, azionario) - ad un sicuro pregiudizio, giacché egli potrebbe trovarsi nella condizione di non poter più assolvere congruamente gli oneri probatori.

 

Decisione n. 3790 del 24 maggio 2021 (ricorso ID 4863)
Obblighi di diligenza della SGR nell’attività gestoria - Insindacabilità delle scelte - Mala gestio del gestore – Irragionevolezza delle scelte rispetto alla migliore valorizzazione del fondo – Sussistenza del nesso di causalità tra la gestione ed il danno cagionato

La responsabilità per mala gestio dell’intermediario gestore di un fondo comune di investimento non si atteggia come conseguenza della violazione di un’obbligazione di risultato rappresentando, piuttosto, la conseguenza dell’eventuale violazione di un’obbligazione di mezzi. Per valutare se il gestore è responsabile dell’eventuale perdita di valore dell’investimento sofferta dai partecipanti al fondo è, dunque, necessario verificare in che modo la gestione è stata condotta. Ebbene, ferma restando l’insindacabilità del merito delle determinazioni assunte, il gestore è da intendersi responsabile qualora le scelte, che non possono che essere effettuate nella prospettiva della migliore valorizzazione del fondo, si rivelino non connotate da ragionevolezza.

Nella controversia esaminata l’intermediario gestore aveva deciso di cedere immobili rimasti nel patrimonio del fondo ad un prezzo complessivo di gran lunga inferiore – in una misura oscillante tra il 59,46% e l’81,74% - rispetto alla valutazione dell’esperto indipendente nominato, redatta appena sei mesi prima del perfezionamento dell’acquisto. Ciò rilevato, è stata affermata la responsabilità dell’intermediario non avendo egli dimostrato di aver diligentemente gestito il patrimonio, né fornito prova che la decisione di vendere in blocco gli immobili fosse stata informata ad un principio di ragionevolezza e di migliore tutela degli interessi dei partecipanti al fondo, essendosi limitato ad affermare che lo scarto di  valore fosse da imputare al contesto del mercato immobiliare, ovvero alle condizioni degli immobili interessati, senza tuttavia produrre alcun idonea giustificazione circa l’enorme differenza rispetto alla stima fatta dagli advisors indipendenti del fondo appena sei mesi prima della conclusione dell’operazione di vendita.

 

Decisione n. 3791 del 24 maggio 2021 (ricorso ID 4910)
Collegamento negoziale tra un contratto di finanziamento e un Interest Rate Swap -  Indici di esistenza della funzione di copertura dell’Interest Rate Swap rispetto al rischio di incremento del tasso variabile applicato al finanziamento - Unicità dell’operazione negoziale - Inefficacia sopravvenuta del contratto di Interest Rate Swap in caso di chiusura anticipata del contratto di finanziamento

Sussiste il collegamento negoziale tra un contratto di finanziamento e un Interest Rate Swap quando ricorrono indici strutturali idonei a comprovare l’elevata correlazione tra i due contratti, dunque che l’Interest Rate Swap assolve una funzione di copertura dal rischio di un incremento del tasso variabile a cui è soggetto il sottostante finanziamento. A tal fine, sono stati ritenuti rilevanti il fatto che il derivato presentasse un nozionale iniziale corrispondente all’importo del mutuo e che quest’ultimo fosse indicizzato allo stesso tasso corrisposto dalla banca per il derivato. L’elevata correlazione tra i due contratti non implica, tuttavia, la loro piena identità, né essa è esclusa da una diversa periodicità della regolazione degli interessi ovvero della rispettiva durata.

Nel caso esaminato, e alla luce dei principi che informano la disciplina del collegamento negoziale, i due contratti (finanziamento e derivato) sono stati ritenuti quale operazione economica unitaria per cui, una volta venuto meno il contratto principale, anche il contratto presupposto è destinato a cadere.  Si tratta di un’ipotesi di inefficacia sopravvenuta per il venir meno del presupposto essenziale dell’operazione economica complessivamente considerata, con l’effetto che l’intermediario, a seguito dell’estinzione anticipata dell’operazione di finanziamento, è tenuto a chiudere anche il derivato, indipendentemente e a prescindere da qualsiasi richiesta del cliente, ovviamente conteggiando il costo di estinzione anticipata eventualmente previsto per via contrattuale.

 

Decisione n. 3792 del 24 maggio 2021 (Ricorso ID 5131)
Responsabilità dell’intermediario in relazione agli obblighi comportamentali nella prestazione di servizi di investimento – Dies a quo della decorrenza del termine di prescrizione – Sospensione della decorrenza – Irrilevanza di un giudizio che contiene domanda diversa da quella azionata dinanzi all’ACF

In caso di domanda di risarcimento dei danni derivati dall’inadempimento degli obblighi di condotta gravanti sull’intermediario, il termine di prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere - ovverosia dal verificarsi della violazione di tali obblighi - e non dal momento in cui il danneggiato ha avuto consapevolezza della perdita di valore dell’investimento. Considerato che la prescrizione è quella ordinaria decennale, si tratta della soluzione ritenuta più idonea a garantire la necessaria certezza dei rapporti giuridici, senza per questo in alcun modo ostacolare l’esercizio dei propri diritti da parte degli investitori.

 

Decisione n. 3834 del 7 giugno 2021 (Ricorso ID 5208)
Ordini impartiti mediante il canale telefonico -  Obblighi informativi dell’operatore telefonico - Responsabilità “organizzativa” dell’intermediario nel caso di omesse o errate informazioni rese dall’operatore telefonico

Quando il cliente si avvale del canale telefonico, l’operatore che raccoglie l’ordine è tenuto ad informare il cliente anche riguardo a misure contingenti ed occasionali relative alle modalità di funzionamento del mercato di riferimento, soprattutto quando esse incidono sulla possibilità di negoziare i titoli ivi trattati. Facendo parte l’operatore telefonico dell’organizzazione aziendale dell’Intermediario, egli infatti concorre alla prestazione del servizio di investimento e, pertanto, deve agire con la diligenza e perizia necessarie per l’adeguamento svolgimento del servizio a favore della clientela. È, quindi, precisa responsabilità dell’Intermediario fare in modo che l’operatore a contatto con il cliente sia sempre adeguatamente informato, così da poter comunicare prontamente ogni notizia utile per pervenire a scelte d’investimento informate e consapevoli.


- Luglio 2021

Decisione n. 3700 del 5 maggio 2021 (Ricorso ID 5052)
Responsabilità dell’Intermediario per l’attività del consulente abilitato all’offerta fuori sede ex art. 31, comma 3, TUF - Rapporto di “necessaria occasionalità” - Collusione ed acquiescenza del cliente - Esclusione della responsabilità dell’Intermediario

La responsabilità dell’Intermediario per omesso controllo sull’operato del consulente finanziario ex art. 31, comma 3, TUF è ravvisabile quando risulti un rapporto di necessaria occasionalità tra le incombenze affidate al consulente e il fatto illecito da lui commesso e rivelatosi dannoso per il cliente. In linea con gli orientamenti espressi dalla giurisprudenza di legittimità ciò avviene in tutte le ipotesi in cui il comportamento del consulente rientri nel quadro delle attività funzionali all’esercizio delle incombenze di cui è investito, a prescindere dalla sussistenza dell’elemento della culpa in vigilando dell’intermediario, essendo espressione della più generale responsabilità di cui all’art. 2049 c.c.

È esclusa, invece, la sussistenza del rapporto di necessaria occasionalità qualora emerga la prova della collusione, o quantomeno della fattiva acquiescenza, del cliente in relazione alla violazione delle regole di condotta da parte del consulente. Possono costituire elementi presuntivi di una condotta dell’investitore “anomala”, ossia collusiva o “consapevolmente acquiescente”, il numero o la ripetitività delle operazioni poste in essere con modalità irregolari, il valore complessivo delle operazioni effettuate, l’esperienza in materia di investimenti in prodotti finanziari, la conoscenza dell’iter funzionale alla sottoscrizione di programmi di investimento e le sue condizioni culturali e socio-economiche.

 

Decisioni n. 3725 e 3726 del 10 maggio 2021 (ricorsi ID 5010 e 5012)
Informazioni rese dal consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede in merito al rendimento del capitale investito - Onere del cliente di provare la dinamica dei rapporti intercorsi con il consulente - Assenza del danno da perdita del capitale investito - Esclusione della responsabilità dell’Intermediario

Nella fattispecie esaminata, in cui il ricorrente contestava che il consulente non gli avesse fornito una corretta rappresentazione delle condizioni contrattuali relative agli strumenti finanziari proposti, presentando le somme progressivamente accreditate sul conto come rendimenti del capitale investito, è stata esclusa la responsabilità dell’intermediario per cui il consulente operava, in quanto è risultato assente un danno patrimoniale - l’unico su cui l’Arbitro è competente a pronunciarsi - che potesse essere contraddistinto dal necessario nesso di causalità diretta rispetto ad inadempimenti imputabili all’intermediario nella prestazione dei servizi di investimento.

Ciò in quanto, il pregiudizio lamentato non era tanto rappresentato dalla perdita del capitale investito quanto dal fatto che il consulente non avesse chiaramente esposto che le somme che confluivano periodicamente sul conto corrente non erano solo espressive dei guadagni realizzati  ma costituivano in realtà, e principalmente, rimborsi periodici del capitale investito, sicché il ricorrente sarebbe stato indotto in errore, al punto da accentuare le proprie propensioni di consumo, così da erodere progressivamente le proprie disponibilità complessive. Né il ricorrente ha fornito la prova dell’asserita “mistificazione”, da parte del consulente, della natura delle somme che venivano accreditate sul conto corrente e delle relative causali, con l’effetto che il diffuso utilizzo delle somme investite, la cui erosione viene lamentata come danno, non può che essere causalmente ed esclusivamente imputabile al cliente.

 

Decisioni n. 3718, 3719, 3729 e 3730 del 10 maggio 2021 (ricorsi ID 4823, 4843, 5045, 5046)
Intermediario comunitario che presta servizi di investimento in Italia - Competenza dell’ACF anche in caso di mancato soddisfacimento di una richiesta di rimborso di somme giacenti su conto di deposito 

L’ACF è competente a conoscere di controversie nei confronti di intermediari di diritto comunitario con succursale in Italia, quando i rapporti contrattuali con il risparmiatore siano stati regolati anche tramite la succursale italiana. Il coinvolgimento della succursale italiana può evincersi da indizi precisi, gravi e concordanti, quali la lingua in cui è redatto il contratto, il richiamo all’interno del contratto di norme di diritto nazionale, l’indirizzo indicato nel contratto per la restituzione della modulistica contrattuale, la circostanza che nel corso del rapporto il cliente abbia intrattenuto contatti sempre e solo con la succursale italiana. Può essere considerato come idoneo mezzo di prova anche lo scambio di messaggi di posta elettronica tra il cliente e dipendenti della succursale italiana.

Nel caso esaminato la controversia verteva sulla richiesta del ricorrente, rimasta inevasa, di ottenere il rimborso di somme giacenti su un conto di deposito in essere presso l’intermediario. In fattispecie simili, sussiste la competenza per materia dell’ACF quando il rapporto contrattuale riguarda, tra l’altro, il servizio di “gestione del contante”, trattandosi di servizio strumentale a consentire al cliente di porre in essere attività di trading online.

 

Decisione n. 3694 del 3 maggio 2021 (Ricorso ID 4847)
Classificazione dell’investitore come professionale - Obblighi di diligenza dell’intermediario - Comportamento imprudente del cliente - Concorso causale paritetico nella produzione del danno

A fronte della richiesta di un cliente di essere classificato come professionale, anziché retail, l’intermediario non può limitarsi passivamente ad evaderla positivamente ma è chiamato a verificare sia l’effettiva consapevolezza da parte del cliente degli effetti che derivano dall’attribuzione di tale qualità, sia la effettiva sussistenza dei presupposti di fatto richiesti dalla normativa, non potendo dunque limitarsi a recepire acriticamente quanto dichiarato dal cliente stesso.

In casi del genere, il comportamento dell’intermediario non rappresenta causa unica ed esclusiva del danno quando il ricorrente, pur consapevole che il suo status di cliente retail non consentiva di effettuare l’investimento desiderato, non solo ha egualmente presentato richiesta di essere classificato come cliente professionale, pur sapendo di non averne i requisiti, ma ha anche pervicacemente perseguito la strategia di investimento prefissata, pur disponendo di informazioni che ne denotavano la natura estremamente rischiosa e, dunque, inadatta alla sua reale qualità di investitori retail. L’entità del risarcimento va, in tali casi, commisurato al concorso causale alla produzione del danno, nel caso esaminato determinato in misura pari al 50% del valore dell’investimento.

 

Decisione n. 3827 del 4 giugno 2021 (Ricorso ID 4895)
Violazione degli obblighi di informazione sulle caratteristiche degli strumenti finanziari - Operatività complessiva del ricorrente - Consapevolezza delle scelte di investimento - Carattere selettivo della domanda risarcitoria - Contrarietà a buona fede

La responsabilità dell’intermediario per la violazione degli obblighi di informazione sulle caratteristiche degli strumenti finanziari può rivelarsi non configurabile quando l’operatività complessiva del ricorrente, sia in epoca antecedente che successiva ai fatti contestati nel ricorso, sia stata indirizzata su prodotti finanziari tipologicamente identici o assimilabili a quelli oggetto invece di contestazione, senza che sia stata mossa alcuna contestazione rispetto ad essi in punto di deficit informativo.

Nel caso esaminato e tenuto conto delle risultanze istruttorie, si è  ritenuto che il ricorrente avesse in realtà sempre operato nella piena consapevolezza della natura e dei rischi insiti negli strumenti finanziari acquistati e che le doglianze mosse fossero sostanzialmente di tipo opportunistico e contrarie a buona fede: il carattere selettivo della domanda risarcitoria rappresenta, infatti, un modo per cercare di “scaricare” sull’intermediario gli effetti delle sole operazioni i cui risultati non siano stati conformi alle attese del cliente.