Le "pillole" dell'Arbitro Le "pillole" dell'Arbitro

Selezione di orientamenti ACF

In questa sezione del sito sono richiamati, in forma di massime, orientamenti definiti dal Collegio in sede di esame dei ricorsi presentati dai risparmiatori.

L’obiettivo è quello di mettere a disposizione, tanto degli intermediari che degli investitori retail, uno strumento che consenta loro di cogliere, con la necessaria immediatezza e facendo uso di un linguaggio tendenzialmente adatto anche ai non addetti ai lavori, gli aspetti di maggior rilievo affrontati dal Collegio in sede di risoluzione delle controversie.

L’iniziativa mira al miglioramento delle dinamiche relazionali tra investitori al dettaglio e intermediari, così da contenere i casi di conflittualità che, ove comunque insorti, potranno trovare negli orientamenti già assunti dall’ACF un’utile guida per la loro auspicabile sterilizzazione. Proprio per questo, l’iniziativa è “aperta”, pronta cioè a recepire suggerimenti e proposte utili a migliorarne il grado di fruibilità e di rispondenza ai bisogni dell’utenza.

L’aggiornamento degli orientamenti viene effettuato con cadenza mensile.

 

Luglio 2021

Decisione n. 3700 del 5 maggio 2021 (Ricorso ID 5052)
Responsabilità dell’Intermediario per l’attività del consulente abilitato all’offerta fuori sede ex art. 31, comma 3, TUF - Rapporto di “necessaria occasionalità” - Collusione ed acquiescenza del cliente - Esclusione della responsabilità dell’Intermediario

La responsabilità dell’Intermediario per omesso controllo sull’operato del consulente finanziario ex art. 31, comma 3, TUF è ravvisabile quando risulti un rapporto di necessaria occasionalità tra le incombenze affidate al consulente e il fatto illecito da lui commesso e rivelatosi dannoso per il cliente. In linea con gli orientamenti espressi dalla giurisprudenza di legittimità ciò avviene in tutte le ipotesi in cui il comportamento del consulente rientri nel quadro delle attività funzionali all’esercizio delle incombenze di cui è investito, a prescindere dalla sussistenza dell’elemento della culpa in vigilando dell’intermediario, essendo espressione della più generale responsabilità di cui all’art. 2049 c.c.

È esclusa, invece, la sussistenza del rapporto di necessaria occasionalità qualora emerga la prova della collusione, o quantomeno della fattiva acquiescenza, del cliente in relazione alla violazione delle regole di condotta da parte del consulente. Possono costituire elementi presuntivi di una condotta dell’investitore “anomala”, ossia collusiva o “consapevolmente acquiescente”, il numero o la ripetitività delle operazioni poste in essere con modalità irregolari, il valore complessivo delle operazioni effettuate, l’esperienza in materia di investimenti in prodotti finanziari, la conoscenza dell’iter funzionale alla sottoscrizione di programmi di investimento e le sue condizioni culturali e socio-economiche.

 

Decisioni n. 3725 e 3726 del 10 maggio 2021 (ricorsi ID 5010 e 5012)
Informazioni rese dal consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede in merito al rendimento del capitale investito - Onere del cliente di provare la dinamica dei rapporti intercorsi con il consulente - Assenza del danno da perdita del capitale investito - Esclusione della responsabilità dell’Intermediario

Nella fattispecie esaminata, in cui il ricorrente contestava che il consulente non gli avesse fornito una corretta rappresentazione delle condizioni contrattuali relative agli strumenti finanziari proposti, presentando le somme progressivamente accreditate sul conto come rendimenti del capitale investito, è stata esclusa la responsabilità dell’intermediario per cui il consulente operava, in quanto è risultato assente un danno patrimoniale - l’unico su cui l’Arbitro è competente a pronunciarsi - che potesse essere contraddistinto dal necessario nesso di causalità diretta rispetto ad inadempimenti imputabili all’intermediario nella prestazione dei servizi di investimento.

Ciò in quanto, il pregiudizio lamentato non era tanto rappresentato dalla perdita del capitale investito quanto dal fatto che il consulente non avesse chiaramente esposto che le somme che confluivano periodicamente sul conto corrente non erano solo espressive dei guadagni realizzati  ma costituivano in realtà, e principalmente, rimborsi periodici del capitale investito, sicché il ricorrente sarebbe stato indotto in errore, al punto da accentuare le proprie propensioni di consumo, così da erodere progressivamente le proprie disponibilità complessive. Né il ricorrente ha fornito la prova dell’asserita “mistificazione”, da parte del consulente, della natura delle somme che venivano accreditate sul conto corrente e delle relative causali, con l’effetto che il diffuso utilizzo delle somme investite, la cui erosione viene lamentata come danno, non può che essere causalmente ed esclusivamente imputabile al cliente.

 

Decisioni n. 3718, 3719, 3729 e 3730 del 10 maggio 2021 (ricorsi ID 4823, 4843, 5045, 5046)
Intermediario comunitario che presta servizi di investimento in Italia - Competenza dell’ACF anche in caso di mancato soddisfacimento di una richiesta di rimborso di somme giacenti su conto di deposito 

L’ACF è competente a conoscere di controversie nei confronti di intermediari di diritto comunitario con succursale in Italia, quando i rapporti contrattuali con il risparmiatore siano stati regolati anche tramite la succursale italiana. Il coinvolgimento della succursale italiana può evincersi da indizi precisi, gravi e concordanti, quali la lingua in cui è redatto il contratto, il richiamo all’interno del contratto di norme di diritto nazionale, l’indirizzo indicato nel contratto per la restituzione della modulistica contrattuale, la circostanza che nel corso del rapporto il cliente abbia intrattenuto contatti sempre e solo con la succursale italiana. Può essere considerato come idoneo mezzo di prova anche lo scambio di messaggi di posta elettronica tra il cliente e dipendenti della succursale italiana.

Nel caso esaminato la controversia verteva sulla richiesta del ricorrente, rimasta inevasa, di ottenere il rimborso di somme giacenti su un conto di deposito in essere presso l’intermediario. In fattispecie simili, sussiste la competenza per materia dell’ACF quando il rapporto contrattuale riguarda, tra l’altro, il servizio di “gestione del contante”, trattandosi di servizio strumentale a consentire al cliente di porre in essere attività di trading online.

 

Decisione n. 3694 del 3 maggio 2021 (Ricorso ID 4847)
Classificazione dell’investitore come professionale - Obblighi di diligenza dell’intermediario - Comportamento imprudente del cliente - Concorso causale paritetico nella produzione del danno

A fronte della richiesta di un cliente di essere classificato come professionale, anziché retail, l’intermediario non può limitarsi passivamente ad evaderla positivamente ma è chiamato a verificare sia l’effettiva consapevolezza da parte del cliente degli effetti che derivano dall’attribuzione di tale qualità, sia la effettiva sussistenza dei presupposti di fatto richiesti dalla normativa, non potendo dunque limitarsi a recepire acriticamente quanto dichiarato dal cliente stesso.

In casi del genere, il comportamento dell’intermediario non rappresenta causa unica ed esclusiva del danno quando il ricorrente, pur consapevole che il suo status di cliente retail non consentiva di effettuare l’investimento desiderato, non solo ha egualmente presentato richiesta di essere classificato come cliente professionale, pur sapendo di non averne i requisiti, ma ha anche pervicacemente perseguito la strategia di investimento prefissata, pur disponendo di informazioni che ne denotavano la natura estremamente rischiosa e, dunque, inadatta alla sua reale qualità di investitori retail. L’entità del risarcimento va, in tali casi, commisurato al concorso causale alla produzione del danno, nel caso esaminato determinato in misura pari al 50% del valore dell’investimento.

 

Decisione n. 3827 del 4 giugno 2021 (Ricorso ID 4895)
Violazione degli obblighi di informazione sulle caratteristiche degli strumenti finanziari - Operatività complessiva del ricorrente - Consapevolezza delle scelte di investimento - Carattere selettivo della domanda risarcitoria - Contrarietà a buona fede

La responsabilità dell’intermediario per la violazione degli obblighi di informazione sulle caratteristiche degli strumenti finanziari può rivelarsi non configurabile quando l’operatività complessiva del ricorrente, sia in epoca antecedente che successiva ai fatti contestati nel ricorso, sia stata indirizzata su prodotti finanziari tipologicamente identici o assimilabili a quelli oggetto invece di contestazione, senza che sia stata mossa alcuna contestazione rispetto ad essi in punto di deficit informativo.

Nel caso esaminato e tenuto conto delle risultanze istruttorie, si è  ritenuto che il ricorrente avesse in realtà sempre operato nella piena consapevolezza della natura e dei rischi insiti negli strumenti finanziari acquistati e che le doglianze mosse fossero sostanzialmente di tipo opportunistico e contrarie a buona fede: il carattere selettivo della domanda risarcitoria rappresenta, infatti, un modo per cercare di “scaricare” sull’intermediario gli effetti delle sole operazioni i cui risultati non siano stati conformi alle attese del cliente.